Scontro sulla norma sui rimpatri, martedì il voto di fiducia
La maggioranza difende il testo: “Niente da correggere”. L’opposizione attacca: “È un pasticcio”
Si accende il confronto politico sulla norma relativa ai rimpatri, al centro del dibattito parlamentare e destinata a essere blindata dal governo con il voto di fiducia previsto per martedì. La maggioranza tira dritto e respinge ogni critica, sostenendo che il provvedimento non presenti criticità. Di tutt’altro avviso le opposizioni, che denunciano invece confusione e scelte discutibili.
Secondo Marco Lisei, primo firmatario dell’emendamento, il testo non introduce alcun obbligo né automatismi. “La norma — spiega — introduce una possibilità: prevede che l’avvocato, che oggi non viene pagato per la consulenza legale, riceva un compenso extragiudiziale. Non toglie nulla, ma aggiunge. Finora nessuno ha sollevato rilievi e non c’è nulla da correggere”.
La posizione della maggioranza è dunque netta: il provvedimento rappresenterebbe un miglioramento del sistema esistente, senza incidere negativamente sui diritti o sugli equilibri normativi.
Di segno opposto la lettura dell’opposizione. Davide Faraone parla senza mezzi termini di un errore politico: “Il premio rimpatri rappresenta l’ennesima prova di un governo più confuso che persuaso”. Critiche che si inseriscono in un quadro più ampio di contestazione dell’azione dell’esecutivo in materia migratoria.
Il voto di fiducia si preannuncia quindi come un passaggio cruciale, non solo per l’approvazione della norma, ma anche per misurare i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione su uno dei temi più sensibili dell’agenda politica.