Scontro governo-magistrati sugli stipendi: Meloni non firma il Dpcm
Palazzo Chigi: gli aumenti previsti dal Consiglio di Stato costerebbero un miliardo, dieci volte i fondi per l’autotrasporto. L’Anm: «Faremo ricorso»
Si riaccende lo scontro tra esecutivo e toghe. Al centro della contesa gli aumenti degli stipendi dei magistrati stabiliti da alcune sentenze del Consiglio di Stato: la presidente del Consiglio ha fatto sapere che non intende firmare il Dpcm necessario a sbloccarli.
La ragione, spiegano da Palazzo Chigi, è anzitutto di natura economica. L’adeguamento varrebbe circa un miliardo di euro, una cifra di dieci volte superiore a quella che il governo sta cercando di stanziare per il settore dell’autotrasporto, un confronto con cui l’esecutivo intende sottolineare la sproporzione delle priorità in gioco.
Netta la replica dell’Associazione nazionale magistrati, che annuncia battaglia legale. «Faremo ricorso – avverte l’Anm – i nostri diritti sono gli stessi degli altri cittadini». Il sindacato delle toghe rivendica dunque l’applicazione di pronunce già emesse, che a suo giudizio l’esecutivo non può disattendere.
La vicenda si inserisce in un clima già teso tra governo e magistratura e rischia di aprire un nuovo fronte, questa volta sul terreno delicato dell’esecuzione delle sentenze della giustizia amministrativa.