Sánchez sfida Trump: “Così iniziano i disastri dell’umanità” Macron e Starmer con Madrid
Il monito del Vaticano contro le guerre preventive
Il premier spagnolo Pedro Sánchez alza il livello dello scontro diplomatico con l’ex presidente americano Donald Trump, all’indomani dell’attacco del tycoon contro Madrid per il rifiuto di concedere l’uso delle basi militari spagnole in un eventuale conflitto.
“Non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”, ha dichiarato Sánchez. “Non si può rispondere a un’illegalità con un’altra: è così che iniziano i disastri dell’umanità. La posizione della Spagna si riassume in poche parole: no alla guerra”.
Parole nette, che segnano la volontà del governo spagnolo di tenere il Paese fuori da ogni escalation militare e di ribadire il rispetto del diritto internazionale come principio guida dell’azione politica.
La solidarietà di Parigi e Londra
A fianco di Madrid si schierano Francia e Regno Unito. Il presidente francese Emmanuel Macron ha telefonato a Sánchez per esprimere sostegno e coordinare una posizione comune. Da Parigi arriva un chiaro segnale di allineamento con la linea prudente della Spagna.
Anche il primo ministro britannico Keir Starmer ha scelto una posizione di cautela, mantenendo Londra fuori dal conflitto. “Abbiamo imparato la lezione dell’Iraq”, avrebbe sottolineato, evocando l’intervento militare del 2003 come monito contro decisioni affrettate e guerre preventive.
Colpisce invece il silenzio del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che non ha preso pubblicamente posizione dopo le dichiarazioni di Trump, alimentando interrogativi sul ruolo di Berlino nello scenario europeo.
Il monito del Vaticano
Dal Vaticano arriva un ulteriore richiamo alla prudenza. Il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha lanciato un avvertimento chiaro: “Le guerre preventive incendiano il mondo”. Un’espressione che richiama la necessità di privilegiare il dialogo e la diplomazia rispetto all’uso della forza.
In un contesto internazionale sempre più teso, la presa di posizione di Madrid apre così un nuovo fronte politico in Europa, tra chi invoca fermezza militare e chi, come la Spagna, ribadisce un secco rifiuto della guerra.