Rogoredo, il governo cambia linea: dalla difesa dell’agente alla cautela istituzionale
Dopo settimane di sostegno pubblico al poliziotto accusato di omicidio, emergono nuove incongruenze e l’esecutivo frena i toni
Il governo ora predica prudenza sul caso di Rogoredo, dove l’agente Carmelo Cinturrino è accusato di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri. Una posizione molto diversa da quella dei giorni immediatamente successivi al fatto, quando vari esponenti della maggioranza – Matteo Salvini in testa – avevano difeso il poliziotto “senza se e senza ma”, trasformando l’episodio in un vessillo della campagna securitaria.
Con il progredire delle indagini sono emersi elementi che contraddicono la prima versione: la pistola finta senza impronte della vittima, il sospetto che sia stata collocata dopo lo sparo, e presunti rapporti economici tra l’agente e il 28enne. La Procura ha disposto il fermo di Cinturrino.
Di fronte alle nuove rivelazioni, i toni del governo si sono improvvisamente abbassati: si parla di “mele marce”, di responsabilità individuali e della necessità di attendere gli accertamenti. Salvini, che inizialmente aveva attaccato la magistratura e invocato lo scudo penale per gli agenti, ora si limita a dire che “chi sbaglia paga”. Un cambio di passo che arriva dopo una settimana di dichiarazioni rivelatesi affrettate.