Regno Unito e altri 11 Paesi sanzionano il commercio con le colonie israeliane, Israele reagisce con durezza

Miliband parla di "pulizia etnica" in Cisgiordania, Netanyahu chiude il consolato britannico a Gerusalemme Est ed espelle funzionari di Londra

A cura di Glauco Valentini Redazione
08 settembre 2026 19:26
Regno Unito e altri 11 Paesi sanzionano il commercio con le colonie israeliane, Israele reagisce con durezza - © Ansa
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Il governo britannico guidato da Andy Burnham ha ufficializzato lo stop al commercio con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. L'annuncio, dato alla Camera dei Comuni dal ministro degli Esteri Ed Miliband, segna una svolta rispetto alla linea tenuta dal precedente esecutivo di Keir Starmer.

La decisione è stata accompagnata da una dichiarazione congiunta firmata da altri undici Paesi, tra cui Francia e Canada. Nel testo, sottoscritto anche dai ministri degli Esteri di Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia, si denuncia l'espansione degli insediamenti e l'aumento della violenza dei coloni come una minaccia concreta alla prospettiva dei due Stati. I firmatari hanno annunciato l'intenzione di vietare l'importazione di beni provenienti dalle colonie e di introdurre sanzioni mirate, oltre a una riunione congiunta prevista a margine dell'Assemblea generale dell'Onu.

Miliband ha definito illegali gli insediamenti secondo il diritto internazionale, criticando in particolare il progetto E1, pur escludendo qualsiasi boicottaggio nei confronti di Israele nei suoi confini riconosciuti. Il ministro ha inoltre riconosciuto la fondatezza di accuse di crimini di guerra a carico di Israele, rimandando alla giustizia internazionale l'eventuale qualificazione di genocidio a Gaza. Londra ha infine esteso le sanzioni al braccio armato di Hezbollah.

La reazione israeliana non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est, l'espulsione di funzionari britannici impegnati nel coordinamento con l'Autorità palestinese e il divieto d'ingresso per dodici cittadini del Regno Unito, tra cui l'ex leader laburista Jeremy Corbyn e altri dieci parlamentari, accusati di posizioni anti-israeliane. Sa'ar ha attribuito la mossa londinese a calcoli di politica interna del governo Burnham.

Sul fronte italiano, il vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato come simili decisioni commerciali dovrebbero essere di competenza dell'Unione Europea, ricordando che il Regno Unito non ne fa più parte. A Bruxelles, del resto, il dossier resta bloccato da mesi: le tre opzioni proposte dalla Commissione in estate non hanno finora trovato il quorum necessario, complice tra l'altro la cautela di Germania e Italia.

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