Recuperato il secondo pilota dell’F‑15: tensione alle stelle nel Golfo mentre l’Iran minaccia “l’inferno”
Trump esulta per l’operazione “più audace della storia Usa”. Teheran rivendica nuovi abbattimenti e lancia droni e missili contro Kuwait ed Emirati
Gli Stati Uniti hanno recuperato anche il secondo pilota dell’F‑15 abbattuto nei cieli iraniani, chiudendo una delle operazioni di ricerca più delicate dall’inizio della crisi. Il militare, rimasto per oltre 48 ore dietro le linee nemiche, è stato individuato e tratto in salvo dalle forze speciali americane. Donald Trump ha confermato il successo definendolo “una delle missioni più audaci della storia Usa”, assicurando che il pilota è “sano e salvo”, seppur ferito.
La versione iraniana è opposta: i pasdaran sostengono di aver abbattuto un altro velivolo statunitense impegnato nelle operazioni di recupero, un episodio che – se confermato – segnerebbe un ulteriore salto di qualità nello scontro diretto tra Washington e Teheran.
Intanto la crisi si allarga. Nella notte l’Iran ha lanciato droni e missili contro infrastrutture strategiche in Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, colpendo impianti energetici, petroliferi e di desalinizzazione, oltre a industrie dell’alluminio. Le difese aeree del Golfo sono state attivate per ore, mentre in Iran si registrano raid attribuiti a Stati Uniti e Israele in aree sensibili, compresa la regione di Bushehr, dove sorge la centrale nucleare.
Sul piano diplomatico, il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli. Trump ha ricordato l’ultimatum lanciato il 26 marzo: Teheran ha poche ore per accettare un accordo sull’apertura dello Stretto di Hormuz, altrimenti – scrive il presidente su Truth – “sarà l’inferno”. La risposta iraniana è stata immediata: “L’inferno sarà per voi, abbiamo pronta una sorpresa”.
Nonostante la tensione, alcune navi commerciali sono riuscite a transitare: una petroliera turca ha attraversato lo Stretto e una seconda nave giapponese ha ottenuto il via libera. Teheran afferma inoltre di aver colpito un cargo “legato a Israele” e minaccia di estendere le operazioni anche al Mar Rosso.
Il quadro complessivo mostra un conflitto ormai esteso su più fronti, con attacchi incrociati, operazioni di intelligence e un rischio di escalation globale sempre più concreto. Le prossime ore, con l’ultimatum su Hormuz, potrebbero rivelarsi decisive per capire se la crisi imboccherà la strada del negoziato o quella di un confronto ancora più diretto.