Raid congiunti su Teheran, missili sul Kuwait: cresce la tensione in Medio Oriente
Colpiti obiettivi strategici nella capitale iraniana. Washington schiera 50mila soldati nella regione. Il nuovo leader Mojtaba Khamenei tenta di consolidare il potere mentre Teheran promette una guerra di lunga durata
Violenti raid congiunti di Stati Uniti e Israele hanno colpito Teheran nelle ultime ore, prendendo di mira in particolare le aree occidentali e nordorientali della capitale. Tra gli obiettivi centrali dell’operazione figura il quartier generale dei Basij, la forza paramilitare legata ai Pasdaran, colpito durante un attacco condotto dall’Idf.
Parallelamente, il Kuwait è stato investito da ondate di missili e droni, alimentando il timore di un allargamento del conflitto nell’intera regione del Golfo.
Secondo fonti militari statunitensi, circa 50.000 soldati americani sono già stati assegnati alle operazioni in Medio Oriente, mentre ulteriori contingenti e velivoli da combattimento sono in fase di dispiegamento.
La leadership iraniana, intanto, tenta di ricompattarsi dopo l’elezione della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali Khamenei. In questo clima di transizione, Teheran adotta una linea di massima fermezza. «Non abbiamo fiducia negli americani e non esistono basi per negoziare con loro. Possiamo continuare la guerra per tutto il tempo che vogliamo», ha dichiarato Mohammad Mokhbar, consigliere capo della defunta Guida Suprema, la cui cerimonia funebre di tre giorni prenderà il via questa sera.