Psicodramma Azzurro: Gravina respinge le accuse e chiama in causa la politica
Dopo il terzo Mondiale mancato, esplode il caso Italia: pressing per le dimissioni, Zoff parla di “qualcosa che non va”, FdI chiede un’informativa ad Abodi
La terza eliminazione consecutiva dai Mondiali, certificata dal clamoroso 5-2 incassato contro la Bosnia, non resta confinata ai campi di calcio. Il terremoto sportivo travolge la politica, accendendo un dibattito che supera i confini della Federcalcio.
Al centro della tempesta c’è Gabriele Gravina, presidente della Figc, sotto pressione per le dimissioni. Lui respinge gli attacchi e rilancia: «Chiedono subito le mie dimissioni, ma anche la politica deve fare la sua parte». Poi aggiunge: «La responsabilità oggettiva è della Federcalcio. La crisi è grande: ci sono le Leghe, ci sono i club. Serve una riflessione più ampia».
A fotografare il malessere generale interviene anche Dino Zoff, ex commissario tecnico e campione del mondo nel 1982: «C’è qualcosa che non va», commenta con la sobrietà che lo contraddistingue.
Sul fronte politico, la Lega propone un intervento drastico: introdurre un tetto a cinque giocatori extra Ue e favorire l’impiego di giovani italiani. Il presidente del Senato Ignazio La Russa alza i toni: «A tutto c’è un limite».
In Parlamento, Fratelli d’Italia chiede un’informativa urgente al ministro dello Sport Andrea Abodi, chiamato a riferire sulla crisi del calcio italiano e sulle possibili misure da adottare.
Il dibattito è aperto, e il futuro della Nazionale — e della governance del calcio — appare più incerto che mai.