Processo Cascina Spiotta, chiesto l’ergastolo per Curcio e Moretti
La Procura di Alessandria chiede il massimo della pena per due storici ex leader delle Brigate Rosse
Si avvia alle battute finali il processo davanti alla Corte d’Assise di Alessandria sui fatti della Cascina Spiotta, uno degli episodi più controversi degli anni di piombo. Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Emilio Gatti ha chiesto la condanna all’ergastolo per Renato Curcio e Mario Moretti, figure storiche delle Brigate Rosse, mentre per Lauro Azzolini la richiesta è stata di 21 anni di reclusione.
Secondo l’accusa, le responsabilità contestate ai tre imputati non consentono il riconoscimento di attenuanti tali da giustificare una riduzione della pena. Per questo motivo il pm ha avanzato la richiesta del carcere a vita nei confronti di Curcio e Moretti, ritenuti coinvolti nei fatti oggetto del procedimento.
Nel corso dell’udienza, Gatti ha tuttavia sottolineato come il sistema giudiziario preveda strumenti che consentono di modulare la pena in relazione alla persona e alla sua storia processuale. “La pena si può adattare alla persona”, ha spiegato il magistrato, ricordando che esistono istituti giuridici, come il riconoscimento della continuazione tra diversi reati, che possono incidere sul trattamento sanzionatorio finale.
Il pm ha però precisato che l’eventuale applicazione di tali strumenti non rientra nelle prerogative dell’accusa. “Non posso essere io a chiederlo”, ha affermato, lasciando intendere che eventuali valutazioni in questo senso spettano alla difesa e, soprattutto, alla Corte chiamata a pronunciarsi sulla sentenza.
Il procedimento riguarda gli eventi avvenuti alla Cascina Spiotta, nelle campagne dell’Alessandrino, teatro nel 1975 di un conflitto a fuoco collegato al sequestro dell’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia. In quell’occasione persero la vita l’appuntato dei Carabinieri Giovanni D’Alfonso e la brigatista Margherita Cagol, tra i fondatori dell’organizzazione terroristica.
La richiesta della Procura rappresenta uno degli ultimi passaggi del processo, destinato a chiudersi dopo decenni di indagini e sviluppi giudiziari legati a uno dei capitoli più drammatici della storia del terrorismo in Italia. Ora la parola passa alla Corte d’Assise di Alessandria, che dovrà valutare le richieste dell’accusa e le argomentazioni delle difese prima di emettere il verdetto.