Ponte sullo Stretto, inchiesta su presunti tentativi di corruzione. Il governo: “L’opera va avanti”

La Procura di Roma indaga su possibili pressioni su magistrati della Corte dei Conti

A cura di Redazione Redazione
10 giugno 2026 19:14
Ponte sullo Stretto, inchiesta su presunti tentativi di corruzione. Il governo: “L’opera va avanti” -
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Si allarga l’inchiesta della Procura di Roma sul progetto del ponte sullo Stretto di Messina, con nuove ipotesi investigative che riguarderebbero presunti tentativi di corruzione nei confronti di altri giudici. Gli inquirenti stanno analizzando materiale informatico sequestrato a più soggetti coinvolti nell’indagine, nel tentativo di ricostruire eventuali contatti e pressioni esercitate nell’ambito del procedimento amministrativo legato all’opera.

Tra gli indagati figurano Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, il manager Vincenzo Virgiglio e l’avvocato ed ex commissario della Lega in Calabria Giacomo Saccomanno. Gli investigatori stanno passando al setaccio computer e telefoni sequestrati per verificare eventuali elementi utili a chiarire la dinamica dei fatti contestati.

Secondo l’impianto accusatorio, ancora tutto da verificare nelle sedi giudiziarie competenti, ci sarebbero stati tentativi di influenzare l’attività di alcuni magistrati chiamati a esprimersi su passaggi chiave del progetto infrastrutturale. L’inchiesta si trova tuttavia in una fase preliminare e richiederà ulteriori approfondimenti prima di eventuali sviluppi processuali.

Sul fronte politico, il governo ribadisce la volontà di proseguire con il progetto del ponte. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha minimizzato la portata dell’indagine, affermando che «l’inchiesta non mi pare un granché» e sottolineando come l’opera debba comunque andare avanti per il suo valore strategico.

Più prudente il secondo vicepremier, Matteo Salvini, che al momento ha scelto il silenzio pubblico sull’indagine, mentre è impegnato nei lavori del Consiglio federale della Lega, dove si discute anche della riorganizzazione interna del partito.

Dal Veneto, il presidente della Regione Luca Zaia ha invitato a rispettare il lavoro della magistratura, affermando di avere fiducia negli inquirenti e nelle procedure in corso. Una posizione più cauta rispetto a quella espressa da altri esponenti del centrodestra.

Anche all’interno della Lega emergono posizioni differenziate. La senatrice Simona Minasi ha difeso l’operato dei soggetti coinvolti, sostenendo che sarebbero state rispettate tutte le norme previste.

L’inchiesta, ancora in fase istruttoria, si inserisce in un contesto politico già particolarmente delicato attorno al progetto del ponte sullo Stretto, una delle opere infrastrutturali più discusse e controverse degli ultimi anni, destinata a restare al centro del dibattito pubblico nelle prossime settimane.

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