Pechino respinge le accuse di Trump: "Pure invenzioni e calunnie malevole"

Il presidente Usa, nel discorso alla nazione, denuncia "la più vasta violazione di dati elettorali della storia". Reuters: a rischio la tregua con Xi Jinping a due mesi dal vertice di Washington

A cura di Glauco Valentini Redazione
17 luglio 2026 11:17
Pechino respinge le accuse di Trump: "Pure invenzioni e calunnie malevole" - © Ansa/Afp
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Risposta immediata da Pechino alle accuse lanciate da Donald Trump nella notte, durante un discorso alla nazione trasmesso in prima serata dalla Casa Bianca. Il presidente statunitense ha sostenuto che, a partire dal ciclo elettorale del 2020, la Repubblica Popolare Cinese avrebbe compiuto "quella che è ritenuta la più vasta violazione di dati elettorali della storia", acquisendo illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi. Trump ha annunciato la desecretazione di documenti di intelligence a sostegno delle accuse e ha lanciato l'allarme sulla sicurezza del voto di midterm di novembre, parlando di "scioccanti vulnerabilità nella nostra infrastruttura elettorale".

La replica cinese non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha bollato le dichiarazioni del presidente Usa come "pure invenzioni e calunnie malevole che si sono dimostrate da tempo infondate". Anche l'ambasciata cinese a Washington aveva anticipato la smentita, ribadendo che la Cina non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, questione che Pechino considera di esclusiva competenza interna americana.

Le nuove accuse arrivano in un momento delicato dei rapporti bilaterali. In un'analisi pubblicata sul proprio sito, l'agenzia Reuters osserva che le rinnovate accuse di Trump secondo cui la Cina avrebbe interferito nelle elezioni statunitensi potrebbero complicare la fragile tregua del presidente con il leader cinese Xi Jinping, a soli due mesi da un vertice programmato a Washington. Un appuntamento che arriva dopo mesi di distensione: a maggio Trump aveva definito Xi un "grande leader" e un "amico", invitandolo alla Casa Bianca per il prossimo settembre.

Va inoltre segnalato che, secondo quanto riportato dalla stessa Reuters, i documenti desecretati non dimostrano che la Cina abbia modificato voti, alterato i conteggi o determinato il risultato delle presidenziali del 2020, e che le nuove accuse si scontrano con le precedenti valutazioni ufficiali dell'intelligence Usa.

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