Notte di fuoco tra Golfo e Mar Nero: nona ondata di raid Usa su Bushehr, Houthi bloccano l'Arabia Saudita
Mediatori propongono tregua di 10 giorni con Teheran. Ad Al-Hayya la guida di Hamas dopo Sinwar. Mosca colpita da 400 droni ucraini, espulso l'addetto militare italiano
Nona notte consecutiva di attacchi statunitensi contro l'Iran, con raid che questa volta hanno raggiunto anche Bushehr, città che ospita l'unica centrale nucleare civile del Paese. Secondo fonti iraniane sarebbero state colpite diverse aree della località, oltre a siti militari nella zona. Teheran ha risposto colpendo due petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha chiesto un maggiore impegno da parte degli altri Paesi nella crisi. Sul tavolo resta la proposta dei mediatori internazionali di una tregua di dieci giorni per riaprire i negoziati diplomatici, mentre il prezzo del gas continua a salire per l'escalation nell'area.
A complicare lo scenario è arrivato l'annuncio degli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, di un blocco navale "totale" contro l'Arabia Saudita, definito una risposta all'"assedio" imposto da Riad allo Yemen, dopo gli scontri a fuoco della scorsa settimana tra le due parti, i primi dopo anni di tregua.
Sul fronte palestinese, Hamas ha ufficializzato l'elezione di Khalil al-Hayya a nuovo leader del movimento, primo successore ufficiale di Yahya Sinwar, ucciso da Israele a Rafah nell'ottobre 2024. Al-Hayya, storico negoziatore del cessate il fuoco a Gaza, ha prevalso su Khaled Meshaal al termine di una votazione interna definita "complessa e segreta per motivi di sicurezza".
Tensione alta anche sul fronte russo-ucraino: Mosca denuncia un attacco con oltre 400 droni ucraini contro la regione della capitale, oltre a colpi contro due petroliere nel Mar Nero. Sul piano diplomatico, la Russia ha espulso l'addetto militare italiano a Mosca e un suo collaboratore, gesto che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito una "plateale ritorsione" per l'espulsione dall'Italia di due addetti militari russi colti in flagranza mentre svolgevano attività di spionaggio ai danni della sicurezza nazionale.