Nordio parla di “sistema para‑mafioso” al Csm: esplode la polemica politica

Schlein: “Parole gravissime”. Conte: “Una macchina del fango contro i giudici”. Il ministro: “Ho citato Di Matteo”

A cura di Glauco Valentini Redazione
15 febbraio 2026 19:24
Nordio parla di “sistema para‑mafioso” al Csm: esplode la polemica politica - Carlo Nordio Ministro della Giustizia © Ansa
Carlo Nordio Ministro della Giustizia © Ansa
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Le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio scuotono il dibattito politico e istituzionale. In un’intervista ai quotidiani del Gruppo Nord Est Media, il Guardasigilli ha affermato che “il sorteggio dei componenti togati eliminerà un sistema para‑mafioso al Csm. Se vince il No guadagneranno solo le toghe che sguazzano nel verminaio”. Parole durissime, che hanno immediatamente provocato la reazione delle opposizioni.

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha definito le affermazioni “gravissime”, accusando il ministro di delegittimare un’istituzione cardine della democrazia. Sulla stessa linea il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che parla di “una macchina del fango contro i giudici” e di un attacco senza precedenti all’indipendenza della magistratura.

Nordio, di fronte alle critiche, ha replicato sostenendo che le sue parole siano state travisate: “Indignazione scomposta alle mie dichiarazioni. Ho solo citato Di Matteo, che parlò di mentalità mafiosa”, ha precisato il ministro, rivendicando la necessità di una riforma profonda del sistema di elezione dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura.

Intanto il governo è impegnato anche sul fronte della sicurezza ferroviaria, dopo i recenti episodi di sabotaggio ai treni. È prevista per domani una riunione al Viminale con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, i vertici dell’intelligence, delle forze di polizia e di Ferrovie dello Stato per valutare nuove misure di prevenzione.

Nelle stesse ore, in molte città italiane si sono svolti presidi e manifestazioni contro il disegno di legge Bongiorno sulla riforma dei reati sessuali. Lo slogan scelto dai promotori, “Se non c’è consenso è stupro”, sintetizza la richiesta di ritirare il provvedimento, ritenuto dalle associazioni un passo indietro nella tutela delle vittime.

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