Netanyahu blocca il voto sul cessate il fuoco in Libano: “Finché Hezbollah non accetta, nessuna decisione”
Intensificati i raid nel sud del Libano: almeno 7 morti a Tiro. Secondo la CNN, Israele avrebbe dispiegato unità d’élite in Azerbaigian durante le operazioni contro l’Iran
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato, nel corso di una riunione di gabinetto con i ministri del governo, che non porterà in votazione l’ultima versione dell’accordo di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti con il Libano finché Hezbollah non ne avrà accettato esplicitamente i termini. Secondo quanto riportato dal sito israeliano Ynet, il premier avrebbe affermato: “Hezbollah si oppone, quindi non prenderò una decisione”, ribadendo una linea di attesa che congela di fatto il processo negoziale.
La posizione israeliana conferma la fragilità degli sforzi diplomatici in corso tra Washington, Beirut e Tel Aviv per contenere l’escalation lungo il confine libanese, dove da mesi si susseguono scambi di attacchi tra l’esercito israeliano e la milizia sciita filo-iraniana Hezbollah. In questo contesto, la prospettiva di una tregua appare sempre più legata a condizioni politiche preliminari difficilmente conciliabili.
Sul terreno, la situazione resta estremamente instabile. Nella notte, i raid israeliani hanno colpito la città di Tiro, nel sud del Libano, causando almeno sette morti e dodici feriti, secondo fonti locali. L’area, già duramente colpita nelle ultime settimane, continua a essere uno dei principali epicentri del conflitto, con una popolazione civile esposta a bombardamenti e continui spostamenti forzati.
Parallelamente, il quadro regionale si complica ulteriormente con nuove rivelazioni riportate dalla CNN: durante la guerra con l’Iran, Israele avrebbe segretamente dispiegato unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian. Queste presenze rientrerebbero, secondo l’emittente americana, in una rete di siti clandestini distribuiti in diverse aree del Medio Oriente, utilizzati per facilitare operazioni contro Teheran. Un dettaglio che, se confermato, amplierebbe la dimensione geografica del conflitto ben oltre il fronte libanese.
Le tensioni si inseriscono in una fase già altamente instabile, in cui le iniziative diplomatiche promosse dagli Stati Uniti cercano di contenere un’escalation che coinvolge Israele, Hezbollah e l’Iran su più livelli. Tuttavia, le condizioni poste dalle parti in conflitto continuano a ostacolare qualsiasi avanzamento concreto verso una tregua duratura.
Nel frattempo, gli attacchi nel sud del Libano e le operazioni militari israeliane mantengono alta la pressione sul governo di Beirut, mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto dell’intensificarsi delle ostilità.