Mps, il cda approva il piano Lovaglio: doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali

Il consiglio di amministrazione dà il via libera al progetto dell’ad di Mps per rispondere all’Opas di Intesa Sanpaolo

A cura di Redazione Redazione
20 agosto 2026 17:55
Mps, il cda approva il piano Lovaglio: doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali - PH ANSA
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Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ha dato il via libera al piano presentato oggi, giovedì 20 agosto, dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio: due offerte pubbliche di scambio, separate, su Banco Bpm e Banca Generali. La strategia rappresenta la risposta all’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata a giugno da Intesa Sanpaolo su Mps.

A ricostruire i dettagli del progetto è il Corriere della Sera, secondo cui l’operazione punta a trasformare Mps in un vero terzo polo del sistema bancario italiano.

Per quanto riguarda Banco Bpm, l’ipotesi è un’Ops interamente in azioni Mps. Il principale nodo da sciogliere resta però la posizione di Crédit Agricole, che detiene il 29,3% del capitale dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna.

Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, il gruppo francese potrebbe aderire all’offerta oppure trovare un accordo per scambiare la propria partecipazione. Un'altra possibilità, nello scenario più estremo, sarebbe una contro-Ops su Banco Bpm.

La strategia dovrebbe comunque essere sottoposta al comitato parti correlate di Mps, considerato che Banco Bpm possiede il 3,7% del capitale dell’istituto senese.

Il dossier assume un rilievo particolare anche alla luce dei tentativi di aggregazione falliti nei mesi scorsi. A giugno era stato proprio Banco Bpm a proporre un'operazione tra pari con Mps, poi naufragata prima di Ferragosto anche dopo che Crédit Agricole aveva manifestato ufficialmente l'intenzione di unire il proprio business italiano con quello di Banco Bpm.

Parallelamente, Mps punta a Banca Generali. Anche in questo caso si tratterebbe di un’Ops, con l'obiettivo di portare Generali, azionista di controllo della banca con il 51%, a detenere una quota compresa tra il 12 e il 13% del capitale di Mps.

L’operazione dovrà passare dal comitato parti correlate, dal momento che Mps possiede già il 13,3% di Generali attraverso Mediobanca.

La valorizzazione della partecipazione nel Leone potrebbe giocare un ruolo centrale nel progetto. Il 13,2% di Generali detenuto da Mps vale infatti circa 8,5 miliardi di euro ai prezzi di mercato. Una somma che, secondo il piano, potrebbe contribuire anche alla distribuzione di un maxi-dividendo agli azionisti di Rocca Salimbeni.

Il progetto delineato da Lovaglio non sarebbe quindi soltanto una risposta difensiva all’offerta di Intesa Sanpaolo, ma una vera e propria accelerazione nella trasformazione di Mps.

Con l'eventuale integrazione con Banco Bpm, il nuovo gruppo supererebbe i 70 miliardi di euro di dimensione e diventerebbe la seconda banca italiana per presenza territoriale, alle spalle di Intesa Sanpaolo e davanti a UniCredit. La rete complessiva arriverebbe a circa 2.650 filiali: 1.400 di Banco Bpm e 1.252 di Mps.

Sul fronte del risparmio gestito, invece, l’integrazione con Banca Generali e Mediobanca consentirebbe di creare un importante polo nell’asset gathering e nella distribuzione del risparmio italiano.

Il piano, sempre secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, avrebbe inoltre incontrato il favore di alcuni azionisti rilevanti di Mps, tra cui Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, Plt della famiglia Tortora e alcuni fondi stranieri.

L'operazione dovrà ora affrontare il passaggio decisivo davanti agli azionisti. Mps si trova infatti ancora sotto passivity rule, la normativa che limita la possibilità per gli amministratori di adottare misure straordinarie per contrastare un'offerta esterna senza una preventiva autorizzazione dell'assemblea.

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