Minicar, Piccolotti (Avs): "Se i ragazzi fossero stati maranza, la destra avrebbe invocato il pugno duro"
La deputata attacca il Governo dopo il caso delle aggressioni a Roma: "Dal governo e dalla maggioranza, solo silenzio". L'accusa è di strumentalizzare la cronaca in base alle origini dei protagonisti
"E se sulla minicar ci fossero stati due 'maranza'? L'epiteto razzista usato dalla destra di governo. Ve lo diciamo noi. Ministri a social unificati. Decine di parlamentari a invocare il pugno duro. 'Remigrazione' e altre panzane spacciate per soluzione. Un decreto o due contro le seconde generazioni, contro la movida o sul numero di stranieri per classe". Così Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra e componente della Commissione Cultura della Camera, che ha criticato la reazione della maggioranza e del Governo all'indagine su tentato omicidio e lesioni per i due giovani della microcar, accusando le forze politiche di destra e centrodestra di adottare criteri diversi a seconda delle origini dei protagonisti dei fatti di cronaca.
"E invece? Niente: nessun ministro. Nessun decreto. Nessuna crociata. Dal governo e dalla maggioranza, solo silenzio", ha proseguito la deputata, secondo cui il caso dimostrerebbe come gli episodi di cronaca vengano utilizzati a fini politici e valutati in modo diverso in base al colore della pelle o alle origini sociali dei presunti responsabili.
Piccolotti ha quindi contestato l'approccio della destra al tema della sicurezza, sostenendo che puntare il dito contro i giovani stranieri sia più semplice che affrontare le cause della violenza. "Affrontare la diffusione della violenza, invece, è difficile: servono servizi sociali innovativi, investimenti nell'istruzione, azioni che promuovano un cambiamento culturale", ha osservato.
La deputata ha infine richiamato il principio di uguaglianza davanti alla legge e la necessità di contrastare l'indifferenza verso la vita altrui. "Le vittime devono avere giustizia nei tribunali, dove la legge deve essere uguale per tutti e per tutte. La politica deve fare altro: combattere, in ogni luogo e in ogni momento, l'indifferenza verso il valore della vita degli altri. Si chiama solidarietà, si chiama rispetto, si chiama cultura. E soprattutto si chiama cervello. Quello che manca a chi, invece di ragionare, semplicemente odia", ha concluso.