Milano, caporalato nel cantiere del nuovo Consolato Usa: confermato il fermo del presunto responsabile
Secondo l’accusa avrebbe minacciato decine di lavoratori e negato loro il riposo anche dopo gli infortuni
Nuovi sviluppi nell’inchiesta sul presunto sistema di sfruttamento dei lavoratori nel cantiere della nuova sede del Consolato degli Stati Uniti a Milano. La giudice per le indagini preliminari ha confermato il fermo del 51enne accusato di caporalato, ritenuto dagli investigatori il punto di riferimento di un meccanismo di pressioni e intimidazioni ai danni degli operai impiegati nei lavori.
Secondo quanto emerge dall’ordinanza, l’uomo avrebbe minacciato almeno cinquanta lavoratori, imponendo ritmi di lavoro particolarmente gravosi e arrivando, in alcuni casi, a negare il necessario periodo di riposo anche a chi aveva subito infortuni durante l’attività lavorativa.
Parallelamente, il tribunale ha disposto il controllo giudiziario per la divisione italiana della Caddell, il gruppo statunitense incaricato della realizzazione del nuovo complesso diplomatico americano nel capoluogo lombardo. La misura punta a garantire il rispetto delle norme e la corretta gestione dei rapporti di lavoro durante il proseguimento delle attività.
La società ha fatto sapere di aver avviato un’indagine interna per accertare eventuali responsabilità e verificare quanto emerso dagli atti dell’inchiesta. In una nota, l’azienda ha ribadito di essere da sempre attenta alla tutela dei lavoratori e al rispetto degli standard di sicurezza e legalità.
L’indagine prosegue ora per chiarire l’estensione delle presunte condotte contestate e per accertare eventuali ulteriori responsabilità all’interno dell’organizzazione del cantiere. Il caso riaccende l’attenzione sul tema dello sfruttamento lavorativo anche in grandi opere e progetti internazionali realizzati sul territorio italiano.