Meloni attacca i vannacciani: “La vera destra non è mai funzionale alla sinistra”
Scontro alla Camera durante le comunicazioni sul Consiglio europeo. La premier replica a Pozzolo e risponde alle parole del deputato M5S Silvestri, scatenando una dura polemica in Aula
Seduta ad alta tensione alla Camera dei deputati, dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato un duro attacco al gruppo dei cosiddetti “vannacciani”, nel corso della replica alle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.
Rivolgendosi al deputato di Forza Nuova Emanuele Pozzolo, la premier ha ricordato le ripetute prese di distanza del gruppo dall’esecutivo: «Per sei volte avete votato contro la fiducia a questo governo, insieme a Schlein, Conte, Renzi e compagnia. Quindi di grazia non mi si parli di vera destra, perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra».
Le parole di Meloni hanno acceso ulteriormente il confronto politico, già segnato da momenti di forte tensione tra maggioranza e opposizione. A provocare la reazione più dura è stato però un intervento del deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri, che ha accusato la premier di non aver saputo tenere una posizione autonoma nei confronti del presidente statunitense Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Secondo Silvestri, Meloni, invece di «raddrizzare la schiena», avrebbe «semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda». Una frase che ha immediatamente provocato proteste dai banchi della maggioranza e una condanna trasversale che ha coinvolto esponenti di Fratelli d’Italia ma anche del Partito Democratico.
Nella sua replica finale, la presidente del Consiglio ha trasformato l’attacco in una risposta politica e personale: «Non riuscite ad accettare che c'è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie».
L’episodio ha dominato il dibattito parlamentare, oscurando in parte i temi di politica estera affrontati nel corso della giornata. Le parole pronunciate in Aula sono destinate ad alimentare ulteriormente lo scontro politico tra governo e opposizioni, in un clima già segnato da forti contrapposizioni sia sui dossier internazionali sia sulle questioni di politica interna.