Medio Oriente sull'orlo del baratro: Trump minaccia Teheran, addio alla tregua
Tensione alle stelle, salgono petrolio e benzina
La prospettiva di una tregua di 45 giorni in Medio Oriente si allontana ulteriormente mentre lo scontro tra Washington e Teheran entra in una fase ancora più critica. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un nuovo ultimatum all’Iran, minacciando bombardamenti nel caso in cui non venga riaperto entro breve lo stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha respinto il piano americano, definendolo “inaccettabile”, e ha presentato una controproposta articolata in dieci punti, i cui contenuti non sono stati ancora resi pubblici integralmente ma che, secondo fonti diplomatiche, includerebbero richieste di garanzie politiche e militari da parte degli Stati Uniti.
Nel frattempo, il conflitto sul campo continua a intensificarsi. Raid israeliani hanno colpito il giacimento di South Pars, il più grande al mondo, alimentando ulteriormente i timori per la sicurezza energetica globale. In Iran è stato ucciso il capo dei servizi segreti dei Pasdaran, mentre un missile lanciato da Teheran ha centrato un edificio residenziale a Haifa, causando almeno quattro vittime.
Sul fronte americano, è stato tratto in salvo un pilota statunitense coinvolto nelle operazioni militari, ma le sue condizioni sono state definite “gravissime”. L’escalation militare ha avuto immediate ripercussioni sui mercati: il prezzo del petrolio è tornato a salire, con un conseguente aumento dei carburanti anche per i consumatori.
La crisi internazionale si intreccia con le tensioni politiche interne negli Stati Uniti. Il presidente Trump registra un calo nei sondaggi, mentre infuriano le polemiche per alcuni messaggi pubblicati su Truth Social, ritenuti offensivi e sopra le righe. L’opposizione democratica ha evocato il ricorso al 25° emendamento per rimuoverlo dall’incarico, accusandolo di instabilità.
Critiche sono arrivate anche da esponenti del fronte conservatore. Tra queste, quelle di Marjorie Taylor Greene, che ha parlato apertamente di un presidente “fuori controllo”, invitandolo a chiedere perdono.
In un contesto sempre più incandescente, la distanza tra le parti resta ampia e la possibilità di una de-escalation appare, almeno per ora, lontana.