Londra ripiomba nell’instabilità: Starmer si dimette, Andy Burnham pronto a raccogliere l’eredità

Il premier laburista lascia dopo meno di due anni a Downing Street. L’ex sindaco di Manchester è il favorito per la successione, mentre Farage chiede elezioni anticipate

A cura di Redazione Redazione
23 giugno 2026 07:21
Londra ripiomba nell’instabilità: Starmer si dimette, Andy Burnham pronto a raccogliere l’eredità -
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Nuovo terremoto politico nel Regno Unito. Keir Starmer ha annunciato le proprie dimissioni da primo ministro e leader del Partito Laburista, chiudendo un’esperienza di governo durata meno di due anni e segnata da un rapido deterioramento del consenso politico. In un discorso pronunciato davanti al numero 10 di Downing Street, il leader laburista è apparso visibilmente commosso, riconoscendo di non essere più la figura più adatta a guidare il partito verso le prossime elezioni generali.

La decisione arriva al termine di settimane di crescenti tensioni interne e dopo una serie di risultati elettorali negativi per il Labour nelle consultazioni locali. Secondo numerose ricostruzioni della stampa britannica, una parte significativa dei parlamentari e dei dirigenti del partito riteneva ormai necessario un cambio di leadership per contrastare l’avanzata di Reform UK, il movimento guidato da Nigel Farage.

L’uscita di scena di Starmer apre ora la strada ad Andy Burnham, 56 anni, ex ministro e fino a pochi giorni fa sindaco della Greater Manchester. Considerato uno degli esponenti più noti dell’ala moderatamente progressista del Labour, Burnham è rientrato a Westminster grazie alla vittoria nell’elezione suppletiva di Makerfield, passaggio decisivo che lo ha proiettato verso la corsa alla leadership nazionale.

Al momento Burnham appare il candidato nettamente favorito e potrebbe addirittura diventare leader senza una vera competizione interna qualora non emergessero rivali di peso. Il processo di successione dovrebbe entrare nel vivo a luglio, con l’obiettivo di individuare il nuovo leader prima della ripresa dei lavori parlamentari dopo l’estate.

Sul fronte dell’opposizione, Nigel Farage ha colto l’occasione per chiedere elezioni anticipate, sostenendo che un nuovo primo ministro non eletto direttamente dagli elettori sarebbe privo di un mandato popolare. Una richiesta che, almeno per ora, non sembra trovare ascolto nei vertici laburisti, intenzionati a gestire la transizione all’interno della legislatura in corso.

La caduta di Starmer assume anche un forte valore simbolico. Proprio il 23 giugno ricorre infatti il decimo anniversario del referendum che sancì la Brexit, evento che ha profondamente trasformato la politica britannica. Con le dimissioni del leader laburista, il Regno Unito si avvia ad avere il settimo primo ministro in dieci anni, una sequenza che testimonia la persistente instabilità dell’era post-Brexit.

Da Bruxelles sono arrivati messaggi improntati al rispetto istituzionale e alla volontà di mantenere una collaborazione stretta con Londra, mentre dagli Stati Uniti il presidente Donald Trump avrebbe mantenuto un atteggiamento più freddo e attendista in vista della definizione del nuovo quadro politico britannico. Nel frattempo, tutti gli occhi restano puntati su Burnham, chiamato a dimostrare di poter restituire stabilità a un Paese che, a dieci anni dalla Brexit, continua a vivere una fase di profonda turbolenza politica.

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