L'Iran sfida gli USA: "Vi pentirete dell'attacco alla nave". E il Canada valuta l'intervento militare

Sesto giorno di fuoco: 1.500 ricoverati in Israele, ucciso alto funzionario di Hamas in Libano

A cura di Glauco Valentini Redazione
05 marzo 2026 08:29
L'Iran sfida gli USA: "Vi pentirete dell'attacco alla nave". E il Canada valuta l'intervento militare -
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Il conflitto tra Israele e Iran entra nel sesto giorno con nuovi bombardamenti, attacchi mirati e crescenti tensioni internazionali.

Il Ministero della Salute israeliano ha riferito che dall’inizio della guerra 1.473 persone sono state ricoverate negli ospedali. Nelle ultime 24 ore i feriti sono stati 199: 14 in condizioni moderate e 170 in buone condizioni.

Nella mattinata si sono verificate diverse esplosioni a Teheran e nella periferia occidentale della capitale iraniana, mentre l’esercito israeliano ha confermato di aver lanciato nuovi raid aerei sulla città.

Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha parlato con l’omologo iraniano Abbas Araghchi, condannando gli attacchi iraniani e ribadendo l’impegno della Francia per de-escalation e ripresa del dialogo diplomatico, oltre a chiedere il rilascio dei cittadini francesi detenuti in Iran.

Araghchi ha invece accusato gli Stati Uniti di aver affondato una nave iraniana in acque internazionali, avvertendo che Washington “si pentirà amaramente” dell’azione.

Il conflitto si sta estendendo nella regione. In Libano, un attacco israeliano con drone ha ucciso un alto funzionario di Hamas, Wassim Atallah al-Ali, insieme alla moglie nel campo profughi palestinese di Beddawi vicino Tripoli.

Nel Golfo, una petroliera è stata colpita da una grande esplosione al largo del Kuwait, provocando una perdita di greggio. Intanto le Guardie rivoluzionarie iraniane sostengono di avere il controllo dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale.

Teheran ha inoltre dichiarato di aver lanciato tre missili contro il quartier generale delle forze curde nel Kurdistan iracheno.

Sul piano internazionale cresce il timore di un coinvolgimento più ampio. Il primo ministro canadese Mark Carney ha affermato che il Canada non può escludere una partecipazione militare, assicurando sostegno agli alleati.

La crisi continua dunque ad allargarsi, alimentando i timori di una guerra regionale su vasta scala.

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