L'intelligenza artificiale si abbatte sull'occupazione: in 3 anni mezzo milione di licenziati

142.000 licenziamenti hanno riguardato il continente europeo

A cura di Redazione Redazione
14 giugno 2026 12:58
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Secondo quanto riferisce l'Ansa, citando dati dell'International Labour Organization, ripresa da Consumers' Forum, il mercato del lavoro starebbe subendo una trasformazione accelerata a causa dell’intelligenza artificiale, con circa 425mila licenziamenti registrati negli ultimi tre anni direttamente o indirettamente collegati all’automazione, di cui 142mila in Europa.

Il quadro emerge anche dal portale ailayoffs.live, che monitora le riduzioni di personale nel settore tecnologico e oltre, evidenziando una dinamica di profonda riconfigurazione occupazionale.

Secondo quanto riportato dall’International Labour Organization e rilanciato da Consumers' Forum, circa il 25% dell’occupazione globale rientra in professioni potenzialmente esposte all’impatto dell’intelligenza artificiale, con una quota che sale al 34% nei Paesi ad alto reddito.

In termini strutturali, un lavoratore su quattro potrebbe essere interessato nei prossimi anni da processi di sostituzione o trasformazione del proprio ruolo. Le categorie più esposte includono attività amministrative, customer care e call center, personale bancario e postale, cassieri e traduttori, ovvero mansioni caratterizzate da elevata ripetitività e digitalizzabilità.

Il tema resta oggetto di forte dibattito anche tra esponenti del mondo economico e istituzionale. Il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, ha invitato a una lettura meno pessimistica del fenomeno, sostenendo che le previsioni sulla scomparsa dei posti di lavoro siano eccessive e che l’intelligenza artificiale possa invece aprire una fase di crescita economica e “nuove età dell’oro”.

Sul fronte istituzionale, l’impatto dell’IA è stato richiamato anche da diverse autorità internazionali e nazionali, tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il governatore di Bank of Italy, oltre a rappresentanti del mondo religioso e finanziario, a conferma della portata trasversale del tema.

Accanto alla dimensione occupazionale, cresce anche l’attenzione sull’impatto ambientale dell’infrastruttura digitale. Secondo le stime dell’International Energy Agency, il consumo elettrico dei data center potrebbe raddoppiare entro il 2030, passando da 415 a 945 terawattora, pari a circa il 3% della domanda elettrica mondiale.

Secondo Consumers’ Forum, i data center legati all’intelligenza artificiale generano già tra il 2,5% e il 3,7% delle emissioni globali di gas serra, un valore destinato a crescere con l’espansione delle infrastrutture computazionali necessarie all’addestramento e all’esecuzione dei modelli di IA.

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