Lavitola: "Volevo proteggere Ranucci, non c'è alcun movente politico"
Dal carcere di Rebibbia l'ex giornalista si difende davanti al Riesame: chiesti i domiciliari in Basilicata, depositata una memoria di 72 pagine
Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell'attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, ha reso dichiarazioni spontanee in videocollegamento davanti ai giudici del Tribunale del Riesame, collegato dal carcere romano di Rebibbia dove si trova detenuto.
Nel suo intervento Lavitola ha ricostruito il rapporto con il giornalista, sostenendo di aver sempre voluto tutelarlo: "Volevo proteggerlo, tanto che per due mesi, dopo i fatti di ottobre, ho chiamato Ranucci per chiedere che la sua scorta fosse rafforzata", ha dichiarato, aggiungendo di essere allora già in possesso di notizie relative a un possibile attentato ai danni del conduttore.
L'ex giornalista ha inoltre escluso qualsiasi movente politico dietro l'esplosione, e ha parlato del legame con Ranucci come di un'amicizia in cui sperava di trovare un "riscatto sociale".
La difesa ha depositato una memoria di 72 pagine a sostegno della richiesta di sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari, da scontare in un'abitazione in Basilicata. I giudici del Riesame si sono riservati la decisione.