"L'arte cancella le catastrofi": Buttafuoco rompe il silenzio sulla Biennale di guerra
Il presidente della contestata Esposizione rilancia il potere ecumenico dell'arte mentre infuriano le polemiche sul padiglione russo e l'Iran si sfila
Dopo settimane di silenzio che avevano alimentato dubbi e malumori, Pietrangelo Buttafuoco è tornato a parlare. E lo ha fatto scegliendo le parole con cura, quasi a voler ricucire uno strappo che rischiava di diventare definitivo: «L'arte è più potente di ogni prepotenza e cancella le catastrofi». Una dichiarazione dal sapore quasi messianico, pronunciata dal presidente della Biennale di Venezia nel mezzo di una stagione segnata da tensioni geopolitiche, divisioni interne e pressioni ministeriali.
«L'arte è più potente di ogni prepotenza e cancella le catastrofi.»— Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia
Il rilancio arriva in un momento delicato. La 61ª Esposizione Internazionale d'Arte si trova a navigare acque agitate: la questione del padiglione russo — escluso sin dal 2022 in seguito all'invasione dell'Ucraina e ancora oggetto di discussione tra chi vorrebbe un rientro «nel segno della cultura» e chi ritiene la scelta una normalizzazione inaccettabile del regime di Mosca — continua a dividere. Le polemiche, che avevano già lambito la figura del presidente, si sono intensificate dopo la visita dei commissari inviati dal Ministero della Cultura, un gesto interpretato dagli ambienti artistici come una forma di sorveglianza istituzionale senza precedenti nell'autonomia dell'Esposizione.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la rinuncia dell'Iran, che non parteciperà all'edizione in corso. Un forfait che aggiunge un'altra assenza significativa al cartellone internazionale, rendendo ancora più evidente come la Biennale stia riflettendo — suo malgrado — le fratture di un mondo in guerra. L'Esposizione, nata come luogo d'incontro e dialogo tra culture, si trova oggi a fare i conti con le stesse dinamiche che vorrebbe trascendere.
In questo clima, la voce del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro si è levata come un appello alla distensione. Il primo cittadino ha invitato pubblicamente il ministro della Cultura Alessandro Giuli a partecipare all'inaugurazione, interpretando il proprio ruolo come quello di un mediatore naturale tra le istituzioni. «Il ministro venga all'inaugurazione», ha dichiarato Brugnaro, in un gesto che suona al tempo stesso come una mano tesa e come un richiamo alle responsabilità di rappresentanza.
«Il ministro venga all'inaugurazione.»— Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia
La pax auspicata tra Giuli e Buttafuoco non è solo una questione di protocollo. Dietro alla tensione tra il vertice della Biennale e il ministero si celano domande più profonde sul ruolo dell'arte in tempo di guerra: può e deve l'Esposizione mantenere una posizione di neutralità universalistica? Oppure la scelta di chi include e chi esclude è già di per sé un atto politico? Buttafuoco sembra voler rispondere con un'affermazione di principio: l'arte come forza che si sottrae alla logica della potenza. Un'idea nobile, ma che la realtà dei padiglioni vuoti e delle ambasciate silenziose mette ogni giorno alla prova.
Quel che è certo è che la Biennale 2025 resterà negli annali come un'edizione segnata dall'epoca che la ospita. E mentre Venezia si prepara ai vernissage, il dibattito su cosa significhi oggi fare arte — e mostrarla al mondo — è tutt'altro che chiuso.