Israele al voto, sfida decisiva per Netanyahu
Il Paese torna alle urne dopo il massacro del 7 ottobre e tre anni di conflitti
Israele affronta una tornata elettorale cruciale, in un clima di forte tensione dopo anni di guerre su più fronti e con il rischio di una nuova escalation con l'Iran. Il voto rappresenta un passaggio decisivo per il futuro politico di Benjamin Netanyahu, il premier più longevo nella storia del Paese, finito al centro delle polemiche per la gestione delle conseguenze del massacro del 7 ottobre.
Netanyahu ha sempre respinto l'ipotesi di istituire una commissione d'inchiesta statale sul fallimento della sicurezza che precedette l'attacco di Hamas. Una questione che continua a dividere l'opinione pubblica israeliana e a pesare sul consenso nei confronti del governo.
Nonostante i ripetuti segnali di sostegno arrivati dal presidente americano Donald Trump, i sondaggi descritti nel resoconto indicano una competizione molto equilibrata tra il blocco del premier e quello del suo principale avversario, l'ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot. Il risultato potrebbe lasciare il Paese senza una maggioranza parlamentare stabile, aprendo la strada a difficili trattative per la formazione del governo.
A rendere ancora più incandescente il clima politico sono state le indiscrezioni diffuse da Channel 12. Secondo l'emittente israeliana, Netanyahu avrebbe chiesto alle forze armate di attaccare Teheran con l'obiettivo di condurre un conflitto limitato nel tempo prima delle elezioni. Una ricostruzione che avrebbe incontrato l'opposizione del capo di Stato maggiore dell'esercito, Eyal Zamir.
Le indiscrezioni alimentano il confronto sulla gestione della sicurezza nazionale e sul rapporto tra decisioni militari e interessi politici. In un Paese ancora segnato dalle conseguenze del 7 ottobre, il voto rischia così di trasformarsi anche in un giudizio sulla leadership di Netanyahu e sulle scelte compiute durante gli anni di guerra.