Israele al voto dopo il 7 ottobre: Netanyahu si gioca il futuro politico
Sono oltre 7,3 milioni gli elettori chiamati alle urne, in un clima di forte tensione dopo anni di conflitti. In corsa 36 partiti, ma i sondaggi premiano soprattutto due schieramenti
Israele torna alle urne per eleggere la nuova Knesset, il Parlamento nazionale, per la prima volta dopo il massacro del 7 ottobre e una lunga stagione di conflitti. I seggi sono stati aperti alle 7 ora locale, le 6 in Italia, e resteranno operativi fino alle 22, quando in Italia saranno le 21.
Sono circa 7 milioni e 331 mila gli israeliani chiamati a votare. La competizione coinvolge 36 partiti, ma secondo i sondaggi soltanto 13 supererebbero la soglia di sbarramento del 3,25%, necessaria per entrare in Parlamento.
La sfida politica principale vede contrapposti il Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, e Yashar!, la formazione guidata dall'ex capo di Stato maggiore delle forze armate israeliane Gadi Eisenkot.
Per Netanyahu, il premier più longevo nella storia di Israele, il voto rappresenta un passaggio cruciale. La sua leadership è stata fortemente contestata dopo gli attacchi del 7 ottobre, che hanno messo in luce gravi falle nel sistema di sicurezza nazionale. Il rifiuto di istituire una commissione d'inchiesta statale sul fallimento che precedette il massacro continua inoltre ad alimentare le polemiche.
La consultazione si svolge in un contesto particolarmente delicato, segnato dalle conseguenze delle guerre combattute negli ultimi anni e dalle tensioni con l'Iran. Il risultato potrebbe ridisegnare gli equilibri politici del Paese, ma una distribuzione dei seggi senza una maggioranza chiara rischierebbe di aprire una nuova fase di instabilità.
L'attenzione è quindi concentrata non soltanto sul risultato dei singoli partiti, ma anche sulla possibilità di formare un governo stabile. Per Netanyahu è in gioco la permanenza al potere; per l'opposizione, l'occasione di aprire una nuova fase politica dopo anni segnati da crisi e conflitti.