Iran: “Lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché gli Usa non cambieranno atteggiamento”
Rezaei ribadisce la linea di Teheran, mentre Trump torna a definire il cruciale passaggio marittimo come “nuovo territorio americano”
Lo Stretto di Hormuz resta al centro dello scontro tra Iran e Stati Uniti. Teheran ribadisce che il passaggio strategico non verrà riaperto finché Washington non cambierà posizione e non rispetterà gli impegni assunti nell'ambito del memorandum d'intesa raggiunto tra i due Paesi.
A confermarlo è stato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. In dichiarazioni rilanciate dai media iraniani, Rezaei ha sostenuto che gli Stati Uniti dovranno prima compiere “azioni concrete” prima che Teheran possa modificare la propria posizione sullo Stretto.
La linea era stata già espressa da Rezaei l'11 agosto, quando aveva dichiarato che Hormuz non sarebbe stato riaperto finché gli Stati Uniti non avessero cambiato comportamento e accettato le condizioni iraniane. Secondo quanto riportato da Reuters, tra le richieste di Teheran figurano la fine della guerra, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e la cessazione dei conflitti nella regione, compresi quelli in Libano e Gaza.
Trump: “Nuovo territorio americano”
Sul fronte opposto, Donald Trump ha nuovamente alzato il livello della retorica sullo Stretto. Il presidente statunitense ha pubblicato su Truth Social una mappa di Hormuz accompagnata dalla scritta “NEW U.S. Territory”, ovvero “Nuovo territorio americano”.
Non si tratta di un episodio isolato. Trump aveva già dichiarato nei giorni precedenti di considerare lo Stretto come territorio degli Stati Uniti, arrivando ad affermare di fatto che Washington ne avrebbe il controllo attraverso il blocco navale. Il 18 agosto il presidente ha inoltre sostenuto che lo Stretto fosse “aperto e operativo”, affermando che le mine presenti nell'area erano state rimosse o fatte esplodere.
La dichiarazione sulla presunta appartenenza americana di Hormuz, tuttavia, non corrisponde a un cambiamento riconosciuto dello status giuridico dello Stretto. La pubblicazione di Trump rappresenta una posizione politica e una rivendicazione, non un atto che modifichi formalmente la sovranità sull'area.
Lo Stretto, che separa il Golfo Persico dal Golfo di Oman, rappresenta uno dei principali punti di passaggio per il commercio energetico mondiale: in condizioni normali vi transita circa un quinto del petrolio trasportato via mare a livello globale.
Pezeshkian: “Siamo in una guerra su vasta scala”
Nel frattempo, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha descritto lo scontro con Washington come una guerra che non riguarda soltanto il piano militare.
“Siamo in una guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala”, ha affermato Pezeshkian in un discorso televisivo, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Il presidente ha accusato gli Stati Uniti di voler sottoporre l'Iran a una pressione economica senza precedenti, sostenendo che Teheran stia resistendo nonostante le difficoltà.
Pezeshkian ha anche riconosciuto la gravità dei problemi economici interni, affermando che il governo iraniano si vergogna delle difficoltà che stanno colpendo il Paese. Secondo il presidente, l'obiettivo degli avversari sarebbe quello di sfruttare la crisi economica per provocare divisioni all'interno della società iraniana.
Il presidente ha quindi lanciato un appello all'unità nazionale, sostenendo che il governo farà tutto il possibile per evitare “divisioni, spaccature, conflitti ed ego”.
Una crisi che pesa sui mercati energetici
La questione di Hormuz assume un'importanza che va ben oltre il confronto diretto tra Washington e Teheran. La possibilità che il passaggio rimanga fortemente limitato o venga nuovamente bloccato alimenta infatti le preoccupazioni sul futuro delle forniture energetiche internazionali.
Il contrasto tra le dichiarazioni iraniane e quelle americane evidenzia inoltre quanto resti distante un accordo definitivo. Da una parte Teheran lega esplicitamente la riapertura dello Stretto al rispetto degli impegni da parte degli Stati Uniti; dall'altra Trump continua a esercitare una forte pressione economica e politica sull'Iran.
Nel frattempo, il futuro di Hormuz rimane uno dei principali nodi da sciogliere per qualsiasi eventuale accordo tra i due Paesi.