Iran accusa l'Italia di complicità nella guerra: Tajani chiama Teheran. Scontro aperto su Rutte e i 500 voli Usa
Dopo le parole del segretario generale della Nato sull'utilizzo delle basi italiane per le operazioni americane contro l'Iran, si apre un caso diplomatico
Si alza la tensione tra Roma e Teheran all'indomani delle dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, secondo cui circa 500 aerei statunitensi sarebbero decollati dalle basi americane presenti in Italia per sostenere l'operazione militare contro l'Iran. Parole che hanno innescato una dura reazione da parte della Repubblica islamica e aperto un delicato fronte diplomatico per il governo italiano.
Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato l'Italia, insieme alla Romania, di essere stata «complice» delle operazioni militari americane. Un'accusa respinta con fermezza da Roma. Per evitare un ulteriore deterioramento dei rapporti bilaterali, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con il collega iraniano Abbas Araghchi, ribadendo che l'Italia «non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare contro l'Iran» e che il governo non ha mai autorizzato l'utilizzo del territorio nazionale per azioni di guerra.
Al centro della controversia restano le affermazioni di Rutte, pronunciate durante un'intervista televisiva negli Stati Uniti. Il numero uno dell'Alleanza Atlantica aveva indicato l'Italia tra i Paesi europei che avrebbero consentito il decollo di centinaia di velivoli americani a supporto dell'operazione "Epic Fury". Una ricostruzione che il governo italiano considera fuorviante e non corrispondente alle autorizzazioni effettivamente concesse.
La replica più dura è arrivata dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito le parole del segretario Nato «inopportune e superflue», sottolineando come possano avere «conseguenze serie» sul piano diplomatico e della sicurezza. Il ministero della Difesa ha precisato che l'Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche e logistiche previste dagli accordi internazionali sulle basi alleate presenti sul territorio nazionale, escludendo qualsiasi partecipazione a missioni offensive.
La vicenda sta alimentando anche il confronto politico interno. Le opposizioni chiedono chiarimenti al governo dopo le rivelazioni di Rutte, mentre l'esecutivo insiste sulla distinzione tra supporto logistico e coinvolgimento diretto nelle operazioni militari. La questione è particolarmente delicata perché tocca il ruolo delle basi statunitensi presenti in Italia e i limiti imposti dalla Costituzione e dagli accordi bilaterali con Washington.
Nel frattempo, dal Golfo arriva un segnale di distensione sul fronte economico. L'Oman ha assicurato che non saranno introdotti pedaggi o restrizioni al traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota significativa del commercio energetico mondiale. Una rassicurazione accolta con favore dai mercati internazionali, che nelle ultime settimane hanno seguito con crescente preoccupazione l'evoluzione della crisi tra Stati Uniti e Iran.
Mentre Roma cerca di spegnere l'incendio diplomatico con Teheran, il caso Rutte continua a scuotere gli equilibri politici e strategici italiani, aprendo interrogativi sul ruolo del Paese all'interno dell'Alleanza Atlantica e sulla gestione di una delle crisi internazionali più delicate degli ultimi anni.