Interviene per difendere il figlio e viene aggredito da un 18enne: morto dopo 6 giorni di ricovero

Diomede Barchiesi, 50enne di Lanciano, era stato colpito al volto dopo aver difeso il figlio

A cura di Redazione Redazione
15 agosto 2026 12:38
Interviene per difendere il figlio e viene aggredito da un 18enne: morto dopo 6 giorni di ricovero -  Diomede Barchiesi PH ANSA
Diomede Barchiesi PH ANSA
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È morto Diomede Barchiesi, 50enne di Lanciano ricoverato da domenica scorsa nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara dopo essere stato colpito al volto da un pugno sferrato da un diciottenne.

L’uomo era intervenuto per difendere il figlio, anche lui 18enne, durante una lite scoppiata intorno alle 4 del mattino sul lungomare di Fossacesia, sulla Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti. Le condizioni di Barchiesi erano apparse subito disperate a causa delle gravi lesioni riportate nella caduta e nell’impatto.

Ieri mattina in ospedale era iniziato l’iter per l’accertamento del decesso. Dopo la diagnosi di morte encefalica, era stato avviato il previsto periodo di osservazione. "A seguito degli accertamenti clinici e strumentali effettuati – aveva comunicato la Asl di Pescara – è iniziato il periodo di osservazione previsto per l'accertamento della morte cerebrale". La Direzione Medica di presidio aveva quindi convocato il collegio medico incaricato dell'accertamento.

Nel pomeriggio di ieri, alle 18, la conferma definitiva del decesso ha spento ogni speranza.

La morte del 50enne potrebbe ora avere conseguenze anche sul piano giudiziario per il diciottenne di Fossacesia che lo avrebbe colpito. Il giovane, finora indagato per lesioni aggravate, potrebbe infatti essere chiamato a rispondere di un'ipotesi di omicidio preterintenzionale. Le indagini sull'accaduto sono affidate ai carabinieri, coordinati dalla Procura di Lanciano. Titolare del fascicolo è la pm Elena Belvederesi.

Nei giorni scorsi i legali del 18enne, Alessandro Zaottini del foro di Roma e Rosario Di Giacomo del foro di Vasto, avevano scelto il "silenzio di rispetto" davanti a due famiglie "distrutte, annichilite". I difensori avevano però contestato quello che avevano definito un "linciaggio mediatico" e le "richieste di giustizia sommaria" nei confronti del loro assistito, descritto come un ragazzo "mai coinvolto finora in episodi di violenza". Secondo gli avvocati, al giovane sarebbe stato cucito addosso "l'abito di mostro", attraverso accostamenti con altri episodi delinquenziali che, hanno sottolineato, non avrebbero attinenza con quanto accaduto a Fossacesia.

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