Golfo Persico, notte di guerra tra Iran e Usa: missili, raid e accuse incrociate

Colpita una postazione iraniana a Qeshm dopo l'incidente della petroliera Lexie. Teheran rivendica attacchi contro la Quinta Flotta americana, Washington smentisce

A cura di Redazione Redazione
03 giugno 2026 07:07
Golfo Persico, notte di guerra tra Iran e Usa: missili, raid e accuse incrociate -
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Una nuova e pericolosa escalation militare ha infiammato il Golfo Persico nella notte tra martedì e mercoledì, riportando il confronto diretto tra Iran e Stati Uniti ai livelli più alti degli ultimi mesi. Missili, droni e raid aerei hanno coinvolto diversi Paesi della regione, mentre le diplomazie tentano di mantenere aperto il fragile canale negoziale tra Washington e Teheran.

La tensione era già salita nelle ore precedenti dopo l'incidente che ha coinvolto la petroliera Lexie, diretta verso il terminal petrolifero iraniano di Kharg. Secondo il Comando Centrale statunitense, la nave avrebbe ignorato per oltre 24 ore le istruzioni impartite dalle forze navali americane, venendo successivamente immobilizzata da un missile che ha colpito la sala macchine. L'episodio è stato interpretato da Teheran come una provocazione diretta.

Nella notte gli Stati Uniti hanno quindi confermato di aver effettuato quelli che definiscono "raid di autodifesa" contro obiettivi militari iraniani sull'isola di Qeshm, strategicamente situata all'ingresso dello Stretto di Hormuz. Secondo fonti americane, tra gli obiettivi colpiti vi sarebbe stata una stazione di comunicazione utilizzata dalle forze iraniane. Washington sostiene che l'operazione sia stata una risposta a precedenti attacchi missilistici iraniani diretti contro Kuwait e Bahrein, tutti intercettati dalle difese aeree alleate.

La reazione di Teheran non si è fatta attendere. I Pasdaran hanno annunciato di aver lanciato missili e droni contro la sede della V Flotta statunitense in Bahrein e contro altre installazioni militari americane nella regione. I media iraniani sostengono inoltre che sia stata colpita la nave Panaya, individuata come bersaglio in risposta a quello che l'Iran definisce l'attacco americano contro una petroliera iraniana nelle acque dello Stretto di Hormuz.

Le autorità iraniane rivendicano di aver provocato danni significativi alle strutture militari statunitensi. Versione però categoricamente respinta dal Pentagono, secondo cui tutti i vettori lanciati dall'Iran sarebbero stati intercettati o avrebbero mancato gli obiettivi. Al momento non risultano conferme indipendenti sui danni effettivamente subiti dalle installazioni americane.

Secondo emittenti iraniane, esplosioni sarebbero state udite anche in Iraq, mentre sistemi d'allarme avrebbero suonato in diverse aree dell'Arabia Saudita, segnale della crescente preoccupazione per un possibile allargamento del conflitto all'intera regione del Golfo. Tuttavia, molte di queste informazioni non hanno ancora ricevuto verifiche ufficiali da fonti indipendenti.

Lo scontro Trump-Netanyahu

L'impennata delle tensioni arriva in un momento particolarmente delicato per la diplomazia mediorientale. Negli ultimi giorni è emerso un duro scontro telefonico tra il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo quanto riferito da Axios e confermato da diverse fonti internazionali, Trump avrebbe reagito con estrema irritazione ai piani israeliani di ampliare le operazioni militari in Libano, temendo che un attacco su Beirut potesse compromettere i colloqui in corso con l'Iran. Durante la conversazione il presidente americano avrebbe definito Netanyahu "pazzo" e lo avrebbe accusato di mettere a rischio gli interessi strategici degli Stati Uniti nella regione.

Le indiscrezioni parlano di uno scambio particolarmente acceso, nel quale Trump avrebbe ricordato al leader israeliano il sostegno politico ricevuto negli anni, arrivando a sostenere che senza il suo appoggio Netanyahu sarebbe in una situazione molto più difficile sul piano interno.

Libano ancora sotto pressione

Nonostante le pressioni americane, gli scontri nel sud del Libano non si sono arrestati. Le forze israeliane continuano a effettuare operazioni contro obiettivi ritenuti legati a Hezbollah, mentre la milizia sciita ha rivendicato una serie di attacchi contro il nord di Israele. Fonti regionali riferiscono di almeno tredici azioni offensive rivendicate dal gruppo nelle ultime ore.

L'instabilità sul fronte libanese rappresenta uno dei principali ostacoli ai negoziati tra Washington e Teheran. Proprio a Washington è previsto nelle prossime ore un nuovo round di colloqui diplomatici, considerato cruciale per evitare che gli incidenti militari delle ultime 48 ore si trasformino in uno scontro aperto e su larga scala.

Con lo Stretto di Hormuz nuovamente al centro delle tensioni e le principali potenze regionali in stato di allerta, il rischio che una crisi locale si trasformi in un conflitto più ampio appare oggi più concreto che mai.

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