Giustizia (a metà) per Giulio Regeni: condanna a 10 anni per tre 007 egiziani
La Corte d'Assise di Roma riconosce il sequestro ma non l'omicidio del ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Assolto il quarto imputato
Dopo dieci anni di depistaggi, silenzi e mancata collaborazione da parte del Cairo, arriva una prima verità giudiziaria sulla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso in Egitto nel 2016. La Corte d'Assise di Roma ha condannato a 10 anni di reclusione tre agenti dei servizi segreti egiziani: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif – per il quale la Procura aveva chiesto l'ergastolo, ritenendolo l'esecutore materiale dell'omicidio – e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim. Assolto invece il quarto imputato, il generale Tariq Sabir.
La pena, più lieve rispetto alle richieste dell'accusa (un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo, formulate dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco), è dovuta al fatto che i giudici hanno riconosciuto ai tre condannati solo il reato di sequestro di persona, facendo cadere l'accusa di omicidio.
Il processo si è svolto interamente in contumacia, senza la presenza degli imputati, mai identificati o consegnati dall'Egitto. Trattandosi di una sentenza di primo grado emessa nei confronti di persone giudicate in assenza, la decisione è inappellabile e immediatamente esecutiva: un eventuale nuovo processo potrà aprirsi solo se uno dei condannati verrà arrestato o si presenterà spontaneamente alla giustizia italiana.
In aula, ad ascoltare la lettura del dispositivo dopo circa otto ore di camera di consiglio, erano presenti i genitori di Giulio, Paola e Claudio, insieme all'avvocata di famiglia Alessandra Ballerini.