Garlasco, si riaccende lo scontro sulle prove: nel mirino il Dna sui pedali e l'impronta del killer
Risultati discordanti dei test sulla bici di Stasi e dubbi sulla misura della scarpa: la nuova inchiesta su Sempio ruota attorno a due nodi ancora irrisolti
La battaglia sugli sviluppi del caso Garlasco si concentra ora su due elementi: gli esiti discordanti dei test del Dna sui pedali della bicicletta di Stasi e l'impronta lasciata dal killer.
Sul primo fronte, le anomalie nei risultati erano già note. I test, inizialmente positivi alle tracce genetiche di Chiara Poggi, sono poi risultati negativi in due successive occasioni. A ricordarlo è stato l'investigatore del Ris Alessandro Coli, sentito dai pm di Pavia. «Ero perplesso», ha riferito ai magistrati, aggiungendo di ritenere di aver comunicato i propri dubbi al capitano Marino, che si occupò degli esami.
Sul secondo fronte, quello dell'impronta, si tratta di una misura 42 che, nella nuova inchiesta, viene ritenuta compatibile con Sempio, il nuovo indagato. Un anno fa, però, la madre di Sempio, intercettata, avrebbe detto: «Mio figlio ha sempre avuto una 44». Una consulenza dei legali della famiglia Poggi sostiene inoltre che il piede di Sempio sia più lungo dell'impronta. Per i pubblici ministeri, tuttavia, l'orma della scarpa Frau lasciata dal killer «non era completa in larghezza e lunghezza», elemento che renderebbe più difficile un confronto definitivo.