Frana di Niscemi, la Procura apre un’inchiesta sugli allarmi ignorati

Abbandonati i sistemi di monitoraggio del terreno. Tra le cause del cedimento anche possibili sacche di metano. Si valuta una nuova area urbana nella piana di Gela

A cura di Glauco Valentini Redazione
30 gennaio 2026 19:15
Frana di Niscemi, la Procura apre un’inchiesta sugli allarmi ignorati - © Ansa
© Ansa
Condividi

La Procura della Repubblica si muove sulla frana che ha colpito Niscemi e apre un fascicolo per fare luce su eventuali responsabilità. Al centro dell’indagine finiscono gli allarmi che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero rimasti inascoltati nel corso degli anni, nonostante i segnali di instabilità della collina fossero noti da tempo.

Dalle verifiche preliminari emerge inoltre un dato particolarmente grave: la strumentazione installata per monitorare i movimenti del terreno sarebbe stata progressivamente abbandonata, rendendo impossibile un controllo costante dell’area a rischio. Un vuoto di sorveglianza che potrebbe aver contribuito ad aggravare le conseguenze del cedimento.

Sul fronte tecnico, tra le ipotesi al vaglio degli esperti c’è anche la presenza di sacche di metano nel sottosuolo, un elemento che avrebbe ulteriormente compromesso la stabilità della collina, già fragile dal punto di vista geomorfologico. Accertamenti geologici più approfonditi saranno decisivi per chiarire il peso di questo fattore nella dinamica della frana.

Intanto, mentre si fa la conta dei danni e cresce la preoccupazione tra i residenti, si guarda al futuro della città. L’idea di una “nuova Niscemi” prende forma lontano dall’area collinare: l’attenzione si sposta ora verso la piana di Gela, ritenuta più sicura e adatta a un possibile progetto di rilocalizzazione urbana. Una prospettiva che apre un dibattito complesso, tra sicurezza, identità e ricostruzione del territorio.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Altainforma