Egitto, paga cauzione e torna libero ex marito di Nessy Guerra: “Le nostre vite valgono 83 euro”

Tamer Hamouda era stato fermato per l’aggressione al console onorario di Hurghada. La donna, condannata per adulterio, si nasconde con la figlia in una casa rifugio

A cura di Redazione Redazione
22 giugno 2026 15:20
Egitto, paga cauzione e torna libero ex marito di Nessy Guerra: “Le nostre vite valgono 83 euro” - Nessy Guerra PH ANSA
Nessy Guerra PH ANSA
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Alla fine qualcuno ha pagato la cauzione per Tamer Hamouda, ex marito di Nessy Guerra, la 26enne sanremese condannata per adulterio in Egitto.

L’uomo, sottoposto a fermo per l’aggressione al console onorario italiano a Hurghada, ha trascorso circa dieci giorni in carcere prima di essere rimesso in libertà dopo il pagamento della cauzione.

La notizia è stata diffusa dalla stessa Nessy Guerra attraverso un post su Instagram, uno dei pochi canali attraverso cui la donna continua a raccontare una vicenda che definisce “paradossale”. Secondo quanto riferito, la cauzione sarebbe stata fissata a circa 5 mila sterline egiziane, pari a poco più di 80 euro.

Nel frattempo, la donna si troverebbe nascosta in una casa rifugio insieme alla figlia di tre anni e ai genitori, per evitare l’esecuzione della condanna a sei mesi di reclusione in Egitto. Dopo mesi di presunte vessazioni, avrebbe deciso di lasciare il marito e rientrare in Italia, ma l’uomo l’avrebbe a sua volta denunciata nel tentativo di impedirle la partenza e ottenere l’affidamento della bambina.

Secondo quanto riportato, in Italia l’uomo avrebbe precedenti per stalking e violenze nei confronti di un’altra donna. La situazione giudiziaria della coppia resta complessa e in evoluzione, con possibili conseguenze anche sul fronte dell’affidamento della figlia.

La stessa Nessy Guerra, nei giorni dell’arresto, aveva espresso sui social un cauto ottimismo per il fermo del marito, salvo poi manifestare forte preoccupazione per l’entità della cauzione e per la rapidità della sua scarcerazione.

Ora la donna ha rilanciato un nuovo appello alle istituzioni italiane, chiedendo un intervento della Farnesina per la tutela sua e della bambina, mentre continua a vivere in condizioni di forte vulnerabilità in Egitto.

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