È scomparso Fabio Grossi, addio al compagno di una vita di Leo Gullotta
Aveva 68 anni, regista e drammaturgo
Fabio Grossi è morto oggi a Roma all’età di 68 anni. Regista, attore e drammaturgo, aveva condiviso con Leo Gullotta oltre quarant’anni di vita, tra teatro, cinema e televisione, ma soprattutto un lungo percorso sentimentale culminato nel matrimonio celebrato nel 2019.
Un legame raccontato anche sul palcoscenico, con lo spettacolo In ogni vita la pioggia deve cadere, storia di Papi e Piercarlo, due uomini che vivono insieme e si amano. Un testo scritto nel 2004 e incentrato su una famiglia arcobaleno senza figli: «Due vite che sono una vita».
Grossi aveva definito «ottime fioriture» i tredici spettacoli realizzati insieme a Gullotta. Una collaborazione artistica che si intrecciava con una relazione personale fondata, come aveva raccontato lo stesso Gullotta, sul rispetto e sull'affetto.
«Ci sono voluti trent'anni per la legge sulle unioni civili, che è un fatto di civiltà, è un diritto e l'ho preso. Vivo meravigliosamente bene con Fabio», aveva detto Gullotta in un'intervista. E a Domenica In aveva ricordato gli «anni rispettosi, affettuosi, amorosi» trascorsi con il marito, sottolineando che l'amore «si deve guadagnare nella vita anche attraverso le difficoltà».
Una carriera tra teatro, cinema e televisione
Nato a Roma il 29 gennaio 1958, Fabio Grossi aveva debuttato in teatro nel 1977 con L'uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello, per la regia di Edmo Fenoglio. Nel corso della sua carriera aveva attraversato numerosi ambiti dello spettacolo: teatro, cinema, televisione, radio, doppiaggio e pubblicità.
Nel 1979 aveva recitato ne L'uccellino azzurro, mentre nel 1981 era arrivato il debutto cinematografico con Mia moglie torna a scuola di Giuliano Carnimeo. Successivamente aveva preso parte a diverse commedie, tra cui I fichissimi di Carlo Vanzina, Pierino contro tutti di Marino Girolami e L'amico di famiglia di Paolo Sorrentino.
Il debutto televisivo risaliva invece al 1980, nel programma Black Out di Giancarlo Nicotra. Nel 2000, a Roma, aveva esordito anche come regista teatrale al Piccolo Eliseo, scrivendo e dirigendo Figlio di madre vedova, spettacolo dedicato alla tragedia di Edipo e Giocasta.
Il sodalizio artistico con Leo Gullotta
Con Gullotta Grossi aveva lavorato fianco a fianco, alternando i ruoli di regista e attore. Tra gli spettacoli realizzati insieme figurano Lapilli - Suoni e voci dall'isola, L'uomo, la Bestia e la Virtù, Il piacere dell'onestà, Le allegre comari di Windsor e Sogno di una notte di mezza estate.
Il Teatro L'Istrione lo ha ricordato come un «amico caro, un uomo generoso dal cuore nobile». Sui suoi profili social restano fotografie, ricordi e momenti della sua vita, dall'ironia condivisa con il suo Bulldog ai riconoscimenti ricevuti dal compagno Leo Gullotta.
La morte di Grossi arriva a poco più di due mesi dalla scomparsa della madre, ricordata dallo stesso attore sui social con la frase: «Chi muore giace e chi vive si dà pace».
Ora quella casa che Grossi e Gullotta avevano trasformato nel loro luogo di vita, una «tana moderna della donna e dell'uomo», come la descriveva l'attore, sarà inevitabilmente più vuota. Una casa che, per oltre quarant'anni, aveva vissuto delle loro emozioni, delle loro gioie e delle loro difficoltà. E che oggi si trova a fare i conti con un'assenza definitiva.