Dati biometrici europei verso gli USA? Crescono dubbi sul nuovo accordo UE‑Washington
L’Enhanced Border Security Partnership potrebbe aprire l’accesso ai database di polizia europei. Esperti e giuristi chiedono garanzie più solide sulla tutela dei cittadini
La Commissione Europea sta negoziando con gli Stati Uniti l’Enhanced Border Security Partnership, un nuovo quadro per lo scambio di dati che potrebbe includere anche informazioni biometriche dei cittadini europei. L’iniziativa, legata ai requisiti americani per mantenere il programma Visa Waiver, sta sollevando preoccupazioni politiche e giuridiche.
L’eurodeputato Brando Benifei (PD) denuncia un mandato negoziale “troppo lasco” e teme pressioni statunitensi sui tempi: “Non possiamo accettare accordi sotto ricatto”. Anche il giurista Gianclaudio Malgieri critica la vaghezza delle direttive del Consiglio e ricorda che gli USA non dispongono di una legge federale sulla privacy paragonabile al GDPR, già alla base di precedenti bocciature della Corte di Giustizia europea (Schrems I e II).
Il negoziato, che dovrà chiudersi entro il 2026, potrebbe coinvolgere anche i Parlamenti nazionali. Tra i nodi più sensibili c’è l’eventuale trasferimento di impronte digitali, foto e altri dati biometrici, considerati “dati sensibili” dal diritto europeo.
Il professor Gian Luca Marcialis sottolinea che tali informazioni, per la loro unicità, richiedono “tutele rigorose” e piena consapevolezza da parte dei cittadini. Il tema, avverte, non riguarda solo la tecnologia, ma soprattutto la solidità delle garanzie giuridiche negli scambi internazionali.