Caso mascherine Covid, la Procura di Milano chiede il processo per Irene Pivetti
Con l'ex presidente della Camera altri otto indagati. Contestati 67 capi d'imputazione, dalla frode in pubbliche forniture al riciclaggio
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Irene Pivetti, ex presidente della Camera ed esponente della Lega, nell'ambito dell'inchiesta sulla compravendita di mascherine dalla Cina durante l'emergenza Covid-19. Insieme a lei sono indagate altre otto persone. Le accuse, a vario titolo, sono frode in forniture pubbliche, bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio, per un totale di 67 capi contestati.
Al centro dell'indagine, condotta dai pubblici ministeri Giovanni Tarzia e Roberta Amadeo, c'è la Only Italia Logistics, società di cui Pivetti è stata amministratrice delegata dal 2018 al 2022, anno del fallimento. L'operazione riguardava l'acquisto dalla Cina di mascherine per 35 milioni di euro, ma secondo l'accusa ne sarebbe arrivato un quantitativo per soli 10 milioni, di qualità scadente e con falso marchio CE.
Nel 2020 Pivetti avrebbe consegnato a una ditta di prodotti farmaceutici 1.780 mascherine cinesi che avrebbero dovuto essere Ffp2, ma che si sarebbero rivelate «del tutto diverse da quelle oggetto del contratto». Altre 91mila sarebbero state vendute come commerciabili pur non avendo l'autorizzazione dell'Inail. Mascherine di materiale scadente sarebbero state consegnate anche alla Croce Rossa di Pisa e alla Regione Toscana.
Tra gli otto indagati figurano il genero e la figlia di Pivetti, indicata come sua «stretta collaboratrice», e l'imprenditore Luciano Mega.
Intanto l'ex presidente della Camera attende che venga fissata la data del nuovo processo d'Appello sul caso della presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo, nel 2016, al gruppo cinese Dahoe. Pivetti era stata condannata a 4 anni per autoriciclaggio ed evasione fiscale, ma la Cassazione ha accolto il ricorso della difesa e annullato la sentenza.