Caso dei "30 secondi", condannato l'ex sindacalista di Malpensa
La Corte d'Appello di Milano lo condanna a un anno e due mesi per violenza sessuale ai danni di un'ex hostess: dopo due assoluzioni e l'annullamento della Cassazione, arriva la svolta nel processo bis
Si chiude con una condanna la vicenda giudiziaria nota come il "caso dei 30 secondi". La Corte d'Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi l'ex sindacalista che lavorava all'aeroporto di Malpensa, imputato per violenza sessuale nei confronti di una donna che nel marzo 2018 aveva denunciato di aver subito abusi durante un incontro legato a una vertenza di lavoro.
Il procedimento aveva già attraversato due gradi di giudizio conclusi con l'assoluzione dell'imputato: secondo la sentenza pronunciata nel giugno 2024, la condotta contestata non aveva posto la donna in una situazione di "assoluta impossibilità" di sottrarsi agli abusi, poiché l'episodio si sarebbe consumato nell'arco di appena 20-30 secondi, un lasso di tempo che secondo i giudici le avrebbe permesso di reagire o allontanarsi. Una motivazione che aveva sollevato un ampio dibattito pubblico sul tema del consenso nei reati di violenza sessuale.
Contro quella decisione avevano fatto ricorso sia la Procura generale sia la parte civile: nel febbraio 2025 la Cassazione aveva accolto le loro istanze, annullando il verdetto assolutorio e disponendo un nuovo processo d'appello.
Nel giudizio bis, la Corte ha ora riconosciuto la responsabilità penale dell'imputato, disponendo anche una provvisionale a titolo di risarcimento in favore della donna. Ad accogliere la sentenza, secondo quanto riportato dai legali della parte civile, sarebbe stato un lungo iter durato oltre otto anni, segnato da momenti di forte tensione emotiva per la vittima.