Caporalato nel cantiere del Consolato Usa a Milano: operai sfruttati e costretti a pagare un “pizzo” in rupie
La Procura dispone il controllo giudiziario per la società americana Caddell Construction. Minacce e salari irrisori per i lavoratori indiani impiegati nei lavori
Operai indiani pagati con salari da fame, costretti a turni di lavoro massacranti e obbligati persino a versare un “pizzo” in rupie alla società del loro Paese che li aveva reclutati e distaccati in Italia. È il quadro emerso dall’indagine della Procura di Milano sul cantiere del nuovo Consolato degli Stati Uniti nel capoluogo lombardo.
Al centro dell’inchiesta c’è il colosso americano delle costruzioni Caddell Construction, nei cui confronti i magistrati hanno disposto il controllo giudiziario con l’accusa di caporalato.
Secondo gli investigatori, i lavoratori venivano sottoposti a condizioni di forte sfruttamento: retribuzioni molto basse rispetto alle ore lavorate, condizioni di vita e lavoro pesanti e continue pressioni psicologiche. Gli operai, inoltre, sarebbero stati minacciati di licenziamento e di essere rimandati in India qualora avessero protestato o denunciato gli abusi subiti.
L’indagine punta ora a chiarire responsabilità e modalità del sistema di reclutamento della manodopera straniera impiegata nel cantiere.