Brusca in aula a Firenze: "Le stragi del '92-'93 attribuite alla sinistra per favorire l'ingresso di Berlusconi in politica"
L'ex boss, oggi collaboratore di giustizia, testimone al processo Baiardo-Giletti: "Mangano ci disse che il Cav ci ringraziò, noi rispondemmo con una minaccia velata"
Nuove rivelazioni sui rapporti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi emergono dalla deposizione di Giovanni Brusca, sentito come testimone nel processo in corso a Firenze a carico di Salvatore Baiardo, accusato di calunnia nei confronti del conduttore televisivo Massimo Giletti.
Secondo quanto riferito dall'ex boss corleonese, oggi collaboratore di giustizia, le stragi di mafia del 1992-93 sarebbero state attribuite alla sinistra con l'obiettivo di agevolare l'ingresso in politica di Silvio Berlusconi. Brusca ha ricostruito i contatti intrattenuti da Cosa Nostra con l'allora imprenditore, facendo riferimento in particolare alla figura di Vittorio Mangano, indicato come tramite verso il Cavaliere.
"Mangano ci disse che Berlusconi ci ringraziò – ha dichiarato Brusca davanti ai giudici – ma noi gli mandammo una minaccia velata, ovvero che avremmo messo altre bombe in caso di mancato aiuto".
A rafforzare la ricostruzione dei presunti contatti tra Cosa Nostra e Berlusconi, secondo quanto riportato da Brusca, vi sarebbe anche una testimonianza di Filippo Graviano, che avrebbe raccontato di aver notato, durante una partita a poker, "al polso di Berlusconi un orologio da 500 milioni".
Il processo, che vede Baiardo imputato di calunnia nei confronti di Giletti, prosegue con l'acquisizione di nuove testimonianze legate agli anni delle stragi.