Braccianti bruciati vivi in Calabria: due fermi. Il superstite accusa: “Ci facevano lavorare senza pagarci”

Un sopravvissuto racconta l'orrore: i killer avrebbero bloccato il minivan e appiccato il fuoco

A cura di Redazione Redazione
02 giugno 2026 19:20
Braccianti bruciati vivi in Calabria: due fermi. Il superstite accusa: “Ci facevano lavorare senza pagarci” - PH ANSA
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Emergono dettagli sempre più drammatici sulla strage di Amendolara, in Calabria, dove quattro braccianti agricoli hanno perso la vita in un incendio doloso che, secondo gli investigatori, sarebbe stato provocato deliberatamente dai loro aggressori.

Le vittime sarebbero morte arse vive all'interno di un minivan dopo che i responsabili avrebbero bloccato le portiere dall'esterno, cosparso l'abitacolo di benzina e dato fuoco al veicolo. Per il quadruplo omicidio sono stati fermati due cittadini pachistani, accusati di omicidio volontario plurimo.

A ricostruire gli ultimi istanti prima della tragedia è stato un lavoratore afghano sopravvissuto all'attacco. L'uomo è riuscito a salvarsi rompendo un finestrino del mezzo e fuggendo dalle fiamme. Agli investigatori ha raccontato una realtà fatta di minacce, intimidazioni e presunto sfruttamento lavorativo.

Secondo la sua testimonianza, tre delle quattro vittime erano di nazionalità afghana e vivevano insieme a lui a Villapiana. I due fermati, ha riferito il superstite, avrebbero costretto lui e gli altri braccianti a lavorare sotto minaccia di coltelli e pistole, senza corrispondere loro alcun salario.

"I soldi non ce li davano. Da mangiare e la casa sì, ma i soldi no", avrebbe dichiarato agli inquirenti, sostenendo inoltre l'esistenza di una rete criminale che controllerebbe parte del lavoro agricolo nella zona.

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