Bologna, notte di guerriglia dopo il presidio per Fakir: Meloni con le forze dell'ordine, Schlein incalza lo Stato
64 agenti feriti, sei mezzi danneggiati e un'auto del Comune in fiamme. Bufera sul sindaco Lepore, il centrodestra ne chiede le dimissioni. Il 118: "Con un medico si sarebbe salvato"
È durata fino a notte fonda la guerriglia urbana scoppiata nel centro di Bologna al termine del presidio convocato dal sindaco Matteo Lepore in memoria di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica al Pilastro durante un fermo di polizia. Al corteo pacifico in piazza Nettuno, che ha visto in migliaia stringersi attorno alla famiglia dell'uomo, si è affiancata una seconda piazza, quella degli scontri: auto date alle fiamme, vetrine infrante, dehors distrutti. La Questura ha diffuso un primo bilancio: 64 agenti feriti e sei mezzi danneggiati.
Sul caso è intervenuta la premier Giorgia Meloni, che ha definito quanto accaduto a Bologna "inaccettabile", chiedendo che sulla morte di Fakir vengano accertate le responsabilità con il massimo rigore, ma respingendo con fermezza ogni giustificazione per la violenza contro le forze dell'ordine. Per la presidente del Consiglio, alimentare un clima di odio e delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità.
Di segno diverso, ma non distante sulla richiesta di chiarezza, la posizione della segretaria del Pd Elly Schlein, secondo cui quando un uomo muore durante un'operazione di fermo è chiaro che lo Stato ha fallito, e proprio lo Stato deve fare piena luce su quanto accaduto.