Biennale tra polemiche e defezioni: Buttafuoco rilancia “audacia e libertà”
Sokurov e Amiry rinunciano, proteste fuori dal padiglione russo. Scontro diplomatico con Mosca
Un “giardino di pace” dove possano “fiorire le domande” e sia esclusa ogni forma di “censura preventiva”. Così Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, interviene dopo settimane di forti polemiche sull’edizione più discussa degli ultimi anni, segnata oggi da nuovi e significativi forfait.
A rinunciare alla partecipazione sono il regista dissidente russo Aleksandr Sokurov e l’artista palestinese Emily Jacir Amiry (nota come Amiry), decisioni che appesantiscono ulteriormente il clima attorno alla manifestazione. Nonostante le defezioni, Buttafuoco ribadisce la linea della Biennale, richiamando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “avanti con audacia e libertà”.
Il presidente dell’istituzione veneziana ha inoltre espresso gratitudine al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano Giuli e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolineando come il governo abbia “confermato la nostra autonomia” in un contesto particolarmente delicato.
Fuori dal padiglione russo, intanto, si sono svolte proteste da parte delle attiviste delle Pussy Riot e delle Femen, note per le loro posizioni anti-Cremlino. Le manifestazioni hanno acceso ulteriormente i riflettori su una Biennale già attraversata da tensioni politiche e culturali.
Sul fronte diplomatico, l’ambasciatore russo Aleksej Paramonov ha duramente attaccato l’Unione europea, accusandola di nutrire “un’ossessione morbosa nel perseguitare la cultura russa” e di aver messo sotto pressione “la leadership italiana e la Biennale”.
Tra arte, politica e libertà espressiva, la rassegna veneziana si conferma così un terreno di confronto acceso, dove le tensioni internazionali si riflettono con forza nel panorama culturale globale.