Belfast, seconda notte di guerriglia urbana: case incendiate e caccia agli stranieri dopo l’accoltellamento di un residente

L’attacco a un uomo di 44 anni da parte di un rifugiato sudanese scatena proteste e violenze anti-immigrati

A cura di Redazione Redazione
11 giugno 2026 07:15
Belfast, seconda notte di guerriglia urbana: case incendiate e caccia agli stranieri dopo l’accoltellamento di un residente -
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Belfast ha vissuto una seconda notte consecutiva di tensione e violenze, con scontri tra manifestanti e polizia, abitazioni date alle fiamme e numerosi episodi di intimidazione contro cittadini stranieri. I disordini sono esplosi dopo il brutale accoltellamento di Stephen Ogilvie, 44 anni, gravemente ferito lunedì sera nel nord della città. Per l’aggressione è stato arrestato e incriminato un trentenne sudanese, rifugiato nel Regno Unito dal 2023, accusato di tentato omicidio.

La rabbia per l’attacco si è rapidamente trasformata in una protesta contro l’immigrazione che, in diversi quartieri della capitale nordirlandese, è degenerata in vere e proprie azioni di stampo xenofobo. Gruppi di uomini incappucciati hanno preso di mira abitazioni occupate da famiglie straniere, incendiando veicoli, lanciando mattoni e bottiglie incendiarie e costringendo decine di persone a lasciare le proprie case. Secondo le autorità locali, almeno 27 residenti sono stati evacuati per motivi di sicurezza.

Le immagini dei roghi e delle aggressioni hanno fatto il giro del Paese, spingendo il primo ministro britannico Keir Starmer a intervenire con fermezza. Downing Street ha condannato le violenze, invitando la popolazione a lasciare che siano le forze dell’ordine e la magistratura a fare il proprio lavoro. Starmer ha parlato di episodi inaccettabili e ha promesso tolleranza zero contro chi alimenta odio e disordini.

La vicenda ha però assunto rapidamente una dimensione politica. Il leader di Reform UK, Nigel Farage, ha sostenuto che la maggior parte delle persone scese in strada non fosse composta da estremisti ma da cittadini preoccupati per l’immigrazione e per la sicurezza delle proprie comunità. Pur condannando gli episodi più violenti, Farage ha accusato il governo di ignorare le paure diffuse tra la popolazione.

Al centro delle polemiche è finito anche Elon Musk. Nelle ore successive all’aggressione, il miliardario ha rilanciato sulla piattaforma X contenuti e commenti che chiedevano proteste contro le politiche migratorie britanniche. Il governo e diversi esponenti politici hanno accusato i social network di contribuire all’escalation, mentre l’autorità britannica delle comunicazioni, Ofcom, sta valutando il ruolo avuto dalla diffusione di messaggi e informazioni online. Musk ha respinto ogni accusa, sostenendo che il problema non sia la rete ma la gestione dell’immigrazione nel Regno Unito.

A rendere ancora più delicata la situazione è l’appello lanciato dalla famiglia della vittima. In una nota diffusa attraverso la polizia nordirlandese, i parenti di Ogilvie hanno chiesto di fermare la disinformazione e hanno preso nettamente le distanze dai disordini, sottolineando che la tragedia non deve essere usata per alimentare odio o divisioni. «La nostra unica priorità è la sua guarigione», hanno dichiarato.

Con rinforzi inviati nelle aree più calde della città e il timore di nuove manifestazioni nelle prossime ore, Belfast si trova ora a fare i conti non solo con un grave episodio di cronaca, ma anche con una crescente tensione sociale che riporta al centro del dibattito britannico i temi dell’immigrazione, della sicurezza e del ruolo dei social media nella diffusione di rabbia e disinformazione.

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