Beirut sotto i raid: oltre 300 tra morti e feriti. Riparte il traffico nello Stretto di Hormuz

Colpiti diversi quartieri della capitale libanese, l’Ue chiede a Israele di fermare l’operazione. Prime due navi in transito nello Stretto dopo il cessate il fuoco

A cura di Glauco Valentini Redazione
08 aprile 2026 15:36
Beirut sotto i raid: oltre 300 tra morti e feriti. Riparte il traffico nello Stretto di Hormuz - Repertorio, immagine creata con IA
Repertorio, immagine creata con IA
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Una nuova e violenta ondata di raid ha investito Beirut, colpendo numerosi quartieri della capitale libanese e lasciando dietro di sé un bilancio ancora provvisorio ma già drammatico. La Croce Rossa libanese parla di “oltre 300 tra morti e feriti”, mentre dalle zone colpite arrivano testimonianze di “scene apocalittiche”, con edifici sventrati, strade ricoperte di detriti e corpi senza vita rimasti all’aperto in attesa dei soccorsi.

Le operazioni di emergenza proseguono senza sosta, ostacolate dai danni alle infrastrutture e dal timore di nuovi attacchi. L’Unione Europea ha rivolto un appello diretto a Israele, chiedendo di “cessare immediatamente l’operazione in Libano” e di evitare un’ulteriore escalation regionale.

Intanto, sul fronte internazionale, si registra un primo segnale di distensione nello Stretto di Hormuz. Dopo il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, due navi commerciali — la portarinfuse greca NJ Earth e la Daytona Beach, battente bandiera liberiana — hanno attraversato il passaggio strategico, secondo i dati di Marine Traffic. Circa 800 imbarcazioni, rimaste bloccate nelle scorse settimane, si preparano ora a riprendere le operazioni, pur restando in attesa di indicazioni ufficiali.

Sul piano diplomatico, il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato dazi fino al 50% contro chiunque fornisca armi al regime coinvolto nel conflitto, pur affermando che sono in corso discussioni con Teheran per una possibile riduzione delle sanzioni. Un equilibrio fragile, mentre la regione resta sospesa tra spiragli di dialogo e nuovi rischi di destabilizzazione.

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