Basi militari e dazi, Trump va all'attacco dell'Europa
Berlino, Roma e Madrid nel mirino: via 5mila soldati dalla Germania, tariffe al 25% sulle auto europee
La Casa Bianca apre un nuovo fronte contro i partner europei. Donald Trump torna alla carica con una doppia offensiva che scuote le cancellerie del Vecchio Continente: da un lato, la minaccia concreta di ridurre la presenza militare americana in Europa; dall'altro, l'annuncio di nuovi dazi sulle automobili prodotte nell'Unione Europea. Un attacco su due binari che ridisegna i rapporti transatlantici e mette a nudo le fragilità di un'alleanza sempre più sotto pressione.
Il ritiro delle truppe: Germania prima, ma non ultima
Secondo fonti vicine all'amministrazione americana, Washington starebbe valutando il ritiro di circa cinquemila soldati dalla Germania entro un arco temporale compreso tra i sei e i dodici mesi. Una decisione che, se confermata, avrebbe un impatto simbolico e strategico di enorme portata, considerando che gli Stati Uniti mantengono attualmente circa novantamila militari dislocati sul suolo europeo, distribuiti in quaranta strutture operative tra basi aeree, depositi logistici e centri di comando.
Ma la Germania non è l'unico Paese finito nel mirino di Trump. Il presidente americano avrebbe espresso giudizi apertamente critici nei confronti di Italia e Spagna, definite entrambe «deludenti» per il mancato rispetto degli impegni in materia di spesa per la difesa. Un segnale che nessuna capitale europea può permettersi di ignorare.
La Nato tra imbarazzo e spinta verso l'autonomia
L'Alleanza Atlantica reagisce con visibile imbarazzo. Dai quartier generali di Bruxelles si moltiplicano le dichiarazioni a favore di un rafforzamento della difesa europea, nella consapevolezza che la dipendenza dagli Stati Uniti non potrà restare indefinitamente il pilastro portante della sicurezza del continente. Non è un caso che da lunedì prenda il via in Armenia il vertice della Comunità Politica Europea, il formato multilaterale che riunisce i leader del continente al di fuori delle strutture Nato e dell'Ue. Alla riunione parteciperà anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Gli Stati Uniti, significativamente, non sono stati invitati.
Dazi al 25% sulle auto: Bruxelles risponde con fermezza
Sul fronte economico, Trump ha annunciato l'entrata in vigore da lunedì di tariffe doganali del 25% sulle automobili importate dall'Unione Europea. Una misura che colpirebbe duramente i principali produttori del continente — tedeschi, italiani, francesi e spagnoli in testa — e che rischia di innescare una spirale protezionistica dalle conseguenze imprevedibili per entrambe le sponde dell'Atlantico.
La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. La Commissione Europea ha definito i dazi annunciati «inaccettabili», precisando di essere «pronta a ogni opzione» in caso di escalation. Un linguaggio insolitamente duro per un'istituzione tradizionalmente incline al dialogo, segno di quanto la pazienza europea si stia assottigliando.
Italia, alta tensione tra governo e opposizione
In casa nostra, la doppia mossa di Trump alimenta uno scontro politico già incandescente. Il governo Meloni si trova in una posizione scomoda: da un lato mantiene canali privilegiati con l'amministrazione americana, frutto di una sintonia ideologica coltivata nel tempo; dall'altro non può ignorare le ricadute concrete che le minacce di Washington potrebbero avere sull'industria italiana — dall'automotive alla difesa. L'opposizione non perde l'occasione per attaccare, chiedendo chiarezza sul posizionamento dell'Italia e denunciando quella che definisce una subalternità nei confronti del tycoon americano. Il dibattito parlamentare si preannuncia infuocato.