Avvelenate con la ricina, sotto esame il cellulare della figlia: l’inchiesta resta senza indagati

La Procura di Larino acquisisce chat e dati degli ultimi cinque mesi: si cercano riscontri sui rapporti familiari e sulle ore precedenti ai decessi

A cura di Glauco Valentini Redazione
23 aprile 2026 15:14
Avvelenate con la ricina, sotto esame il cellulare della figlia: l’inchiesta resta senza indagati - © Ansa
© Ansa
Condividi

Nuovi sviluppi sul giallo di Pietracatella, dove il 23 dicembre sono morte Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15, entrambe risultate positive alla ricina, una delle sostanze naturali più tossiche conosciute. La Procura di Larino ha disposto accertamenti tecnici irripetibili sul telefonino di Alice Di Vita, la figlia maggiore, acquisito per analizzare chat, mail, cronologie e conversazioni utili a ricostruire i rapporti familiari e le comunicazioni nelle ore cruciali prima dei malori.

Gli investigatori stanno infatti concentrando l’attenzione sulla finestra temporale compresa tra il 23 e il 24 dicembre, quando madre e figlia accusarono i primi sintomi dopo la cena ritenuta fatale. L’obiettivo è verificare eventuali elementi utili anche al fascicolo parallelo per duplice omicidio volontario premeditato, tuttora a carico di ignoti.

Parallelamente, proseguono gli accertamenti sul fronte medico: cinque sanitari dell’ospedale Cardarelli di Campobasso restano indagati per omicidio colposo, mentre si attendono gli esiti definitivi del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, chiamato a certificare la natura della sostanza rinvenuta nei tessuti delle vittime. Il documento è atteso entro fine aprile e potrebbe rappresentare una svolta scientifica decisiva.

Intanto, le indagini sul territorio continuano a 360 gradi: verifiche in orti, campagne, giardini privati e istituti agrari per individuare la possibile origine della ricina, con particolare attenzione ai semi di ricino, da cui il veleno può essere ricavato anche in modo artigianale. Una pista ritenuta plausibile dagli investigatori, che stanno controllando anche punti vendita agricoli e acquisti online.

Resta inoltre aperto il nodo dei valori clinici riscontrati anche nel padre, Gianni Di Vita, che presentava alterazioni compatibili con un’esposizione lieve alla sostanza, sebbene gli esami successivi abbiano dato esito negativo. Un elemento che continua ad alimentare interrogativi sulla dinamica e sulla diffusione del veleno.

Con l’analisi del cellulare di Alice e l’arrivo dei risultati tossicologici, gli inquirenti sperano ora di colmare le molte zone d’ombra di un caso che, a quattro mesi dai fatti, resta senza un responsabile.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Altainforma