Attentato Ranucci, accusa di strage per Lavitola. "Amico e fonte", il conduttore incredulo
Indagato anche un cittadino camerunense ritenuto l'intermediario con la banda arrestata. La Procura: un sopralluogo un mese prima dell'esplosivo davanti casa. FdI: "Crollano i teoremi sul governo"
L'inchiesta sull'attentato dinamitardo compiuto lo scorso ottobre davanti all'abitazione di Pomezia del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, si arricchisce di un nuovo, pesante capitolo. La Procura di Roma ha infatti formalizzato l'accusa di strage nei confronti di Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, ritenuto dai pm il mandante dell'azione.
Con lui risulta indagato anche Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, considerato l'intermediario tra Lavitola e gli esecutori materiali dell'attentato, la banda arrestata la settimana scorsa. Secondo l'accusa, Lavitola avrebbe incaricato Tavares di individuare soggetti in grado di procurare esplosivo e farlo detonare davanti all'abitazione del giornalista. Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti, anche un sopralluogo che Lavitola avrebbe compiuto insieme a Tavares, il 16 settembre, un mese prima dell'attentato, nei pressi della casa del conduttore.
Sul fronte umano, a colpire è soprattutto la reazione dello stesso Ranucci, legato a Lavitola da un rapporto personale di lunga data. Il giornalista ha raccontato di provare un certo stordimento, spiegando che con Lavitola esiste un rapporto di amicizia dal 2019, quando quest'ultimo, dopo essere stato oggetto di alcune inchieste di Report, ne era diventato anche una fonte importante. Pur dicendosi convinto della sua innocenza fino a prova contraria, Ranucci ha comunque ribadito piena fiducia nel lavoro della magistratura e dei carabinieri che conducono l'indagine.
Sul piano politico, la vicenda ha innescato la reazione di Fratelli d'Italia. Il partito ha sottolineato come, dopo mesi di accuse e illazioni contro il governo Meloni, il presunto mandante risulterebbe essere un amico dello stesso Ranucci, già condannato in passato, chiedendo che si vada fino in fondo per accertare la verità. Sulla stessa linea il vicepresidente vicario dei senatori di FdI, secondo cui lo scenario emerso smentirebbe le tesi che collegavano l'attentato a esponenti del governo e della maggioranza.
Resta ancora da chiarire il movente. L'obiettivo dei pm della Direzione distrettuale antimafia è ora capire cosa abbia spinto Lavitola a contattare, tramite l'intermediazione di Tavares, la banda che ha materialmente compiuto l'azione. Lavitola sarà ascoltato dai magistrati nei prossimi giorni.