Attentato a Ranucci, la Procura contesta la strage a Lavitola: "È lui il mandante"
Il decreto di perquisizione del 4 luglio svela il ruolo dell'ex editore: un sopralluogo sotto casa del giornalista un mese prima dell'esplosione
Si aggrava la posizione di Valter Lavitola nell'inchiesta sull'attentato dinamitardo subito lo scorso ottobre da Sigfrido Ranucci. La Procura di Roma, attraverso la Direzione distrettuale antimafia, ha contestato all'imprenditore, giornalista ed ex editore il reato di strage, ipotizzando che sia stato lui il mandante dell'azione contro il conduttore di Report.
L'accusa emerge dal decreto di perquisizione disposto il 4 luglio dai pm di piazzale Clodio, secondo cui il reato viene contestato in concorso con i componenti della banda arrestata la settimana scorsa, ritenuti gli esecutori materiali dell'esplosione avvenuta davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia.
Un elemento chiave nella ricostruzione degli inquirenti riguarda un sopralluogo compiuto da Lavitola il 16 settembre, un mese prima dell'attentato, nei pressi della casa di Ranucci — circostanza che, secondo i pm, rafforzerebbe l'ipotesi di una regia dietro l'azione dinamitarda.
Le indagini, coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi, proseguono ora sul fronte del movente, ancora al vaglio degli inquirenti.