Allarme sulla crescita globale: l’Istat rivede al ribasso le prospettive per il 2026
Tensioni in Medio Oriente e rallentamento degli Stati Uniti pesano su economia, occupazione e inflazione
L’escalation del conflitto in Medio Oriente, seguita all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sta generando un nuovo clima di incertezza sui mercati internazionali. L’Istat, nella sua ultima Nota sull’andamento dell’economia, lancia un monito chiaro: “Si prefigura una tendenza generale al ribasso delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026”.
Secondo l’istituto, l’inasprimento delle tensioni ha provocato uno shock dal lato dell’offerta energetica, con potenziali effetti sistemici su crescita, occupazione e inflazione. La vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e la volatilità dei prezzi del petrolio tornano così al centro delle preoccupazioni degli analisti.
A complicare ulteriormente il quadro arrivano i dati dagli Stati Uniti. Il Pil americano nel quarto trimestre del 2025 è cresciuto solo dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti, dimezzando la stima preliminare che indicava un +1,4%. Si tratta del risultato più debole dalla contrazione registrata nel primo trimestre dell’anno precedente, segnale di un rallentamento più marcato del previsto nella prima economia mondiale.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione statunitense accelera a gennaio: +0,4% su base mensile e +3,1% su base annua. Un dato particolarmente osservato dalla Federal Reserve, che dovrà valutare l’impatto delle tensioni geopolitiche e della crescita debole sulle prossime decisioni in materia di tassi d’interesse.
Il combinato disposto di conflitto in Medio Oriente, shock energetico e rallentamento americano alimenta dunque un clima di allerta sulla crescita globale, con il 2026 che si profila come un anno di forte incertezza economica.